giovedì 4 febbraio 2010

Bonifica Polo chimico, Belleli: “a cuore l’ambiente”

Giovedì 4 Febbraio 2010 19:23 - Bonifica Polo chimico, Belleli: “a cuore l’ambiente”


Mantova. La Regione Lombardia chiederà al Ministero dell’Ambiente di diventare responsabile del sito di interesse nazionale Laghi di Mantova e Polo Chimico e quindi di avere anche la competenza sulla bonifica di questo sito come di tutti quelli esistenti sul territorio lombardo. E’ la novità principale emersa stamattina nel corso dell’incontro tecnico tenutosi in Provincia con le aziende insediate all’interno del perimetro del Sito di interesse nazionale “Laghi di Mantova e Polo Chimico”. L’obiettivo della richiesta di passaggio di competenze, è quello di accelerare i tempi delle fasi di messa in sicurezza, almeno per quanto riguarda le misure più urgenti. Pieno appoggio alla scelta del Pirellone e della Direzione Generale Qualità dell’Ambiente è arrivata anche dall’assessore provinciale all’ambiente Giorgio Rebuschi. Il confronto di stamattina, promosso dalla Regione Lombardia con la Provincia, era finalizzato al tentativo di consolidare un dialogo – iniziato con l’incontro dello scorso luglio - tra gli Enti locali e le aziende per condividere le progettualità relative alle messe in sicurezza d’emergenza nonché alla valutazione dello stato delle implementazioni delle misure di intervento in progetto o realizzate dalle ditte in seguito all’ultima conferenza di servizi decisoria che si è tenuta lo scorso 31 luglio 2009.

“Siamo collaborativi e abbiamo a cuore la sicurezza dell’ambiente – ha detto l’amministratore delegato di Belleli Energy - tanto che il gruppo di cui facciamo parte ha investito veramente molto su questo versante ma qui a Mantova attualmente non stiamo inquinando. Dopo il sequestro di un’area del nostro sito produttivo, si è creata una situazione di incertezza. Quando una multinazionale come la nostra trova tutti questi inghippi, inizia a guardare anche altrove. Non è un ricatto, ma è una conseguenza logica.”. Anche Romano Freddi, proprietario della Colori Freddi San Giorgio ha ribadito “che ha sua azienda al momento non sta inquinando e lo dimostrano le analisi che sono state fatte. Se c’è stato inquinamento in passato non lo so. Oggi, di certo, non è così. Non so di chi è la falda inquinata per cui non partecipo a nessun programma di bonifica. Perchè i controlli non sono stati fatti in passato?” La raffineria Ies invece ha confermato di aver predisposto un progetto per la messa in sicurezza d’emergenza e per togliere le fonti attive come il surnatante. “Stiamo lavorando anche sul controllo delle emissioni – ha aggiunto il dottor Loffredo per Ies -. Attendiamo solo una risposta dagli enti preposti per partire con gli interventi”. Anche Casadio di Polimeri ha confermato la collaborazione con gli enti e che “il gruppo ha accolto l’invito a fare indagini ulteriori sul surnatante. Queste ci hanno confermato le problematiche che già conoscevamo ma per fortuna non ne hanno evidenziato di nuove”. Enipower ha accolto le prescrizioni e ha deciso di presentare – nonostante non inquini – un piano di bonifica delle acque di falda. In fase di verifica delle prescrizioni sul sito collina è invece Sintial che ha anche annunciato di essere in procinto di costruire un impianto per il trattamento delle acque che entrerà in azione già a primavera. Presenti anche rappresentanti delle ditte Sol, Fratelli Posio, Tea, Itas e Sogefi.


Fonte: www.mantova.com

lunedì 1 febbraio 2010

Il giornalista Paolo Rumiz sull’acqua

di seguito l’intervento scritto che P. Rumiz (giornalista di La Repubblica) ha inviato al convegno “Acqua bene comune: storia, civiltà, vita” che si è tenuto ieri pomeriggio alla Facoltà di Scienze Politiche.
Uno scritto molto lucido e “cristallino” che credo valga la pena trasmettere ad un vasto pubblico
ACQUA BENE COMUNE: storia, civiltà vita
Facoltà di scienze politiche
12 marzo 2009
Intervento Paolo Rumiz (giornalista di la Repubblica)
E’ un peccato che non possa parlarvi a voce.
Solo a voce avrei potuto comunicarvi l’urgenza, la rabbia e l’indignazione legate al tema primordiale dell’acqua.
Sono un professionista della parola scritta, ma so che solo il racconto orale sa trasmettere sentimenti forti.
Questo scritto è dunque solo un ripiegamento, dovuto a forza maggiore.
E sappiate che gli uomini che avrei dovuto affiancare in quest’incontro sono i responsabili della mia passione per la questione idrica.
Dunque perfetti per accendere anche la vostra.
Mi sono occupato di molti temi nel mio mestiere.
Guerre etniche e planetarie, crolli di sistemi e di alleanze politiche, esplorazione dei territori e viaggi alle periferie del mondo.
All’acqua sono arrivato solo pochi mesi fa, quasi per caso, grazie a una segnalazione di Emilio Molinari.
Era successo che era stata approvata una legge che rendeva inevitabile la privatizzazione dei servizi idrici.
La svendita di un patrimonio comune, mascherata da rivoluzione efficentista..
Tutto questo era avvenuto nel mese di agosto, alla chetichella, senza proteste da parte dell’opposizione.
Il popolo era rimasto tagliato fuori da tutto. Gli interessi attorno all’operazione erano così trasversali che i giornali avevano taciuto, i partiti e i sindacati pure.
Mi sembrava inverosimile che una simile enormità potesse passare sotto silenzio. Così ne ho scritto. E la pioggia di lettere attonite che ho ricevuto in risposta hanno confermato l’assunto.
L’Italia non ne sapeva niente.
Non entro nello specifico di questa scandalosa ruberia inflitta agli italiani. Altri lo faranno meglio di me.
Dico solo che occupandomene, dopo 35 anni di mestiere, ho provato lo stesso brivido della guerra dei Balcani.
Come allora, ho avuto la certezza che cadesse un sipario di bugie, e si svelasse la verità nuda di una rapina ai danni del Paese e dei suoi abitanti, l’ultimo assalto a un territorio già sfiancato dalle mafie, dalle tangenti e dalla dilapidazione del bene comune.
Pensiamoci un attimo.
I giornali pompano mille emergenze minori per non farci vedere quelle realmente importanti.
La tensione etnica aumenta. Ci parlano di clandestini, di rumeni stupratori, di terroristi annidati nelle moschee.
Ci infliggono ronde per tenere testa a una criminalità che – stranamente – non include la camorra, la speculazione edilizia o lo strapotere degli ultras.
Televisione, telefonini. I-pod costruiscono una cortina fumogena che incoraggia il singolo ad arraffare e impedisce al gruppo di reagire.
E’ così evidente. Noi non dobbiamo sapere che esiste un’altra e più grave emergenza: la distruzione del territorio.
Un’emergenza così grave che la lingua dell’economia non basta più a descriverla.
Oggi serve la lingua del Pentateuco, o dell’Apocalisse di Giovanni, perché viviamo un momento biblico.
“E verrà il giorno in cui le campagne si desertificheranno e la boscaglia invaderà ogni cosa, i ghiacciai entreranno in agonia e l’aria diverrà veleno. Il tempo in cui la natura sarà offesa nelle sue parti più vulnerabili”.
Se i nostri padri ci avessero fatto una simile profezia non li avremmo creduti. Invece succede.
Siamo in guerra. Una guerra contro i territori. In Italia è iniziata la guerra per l’accaparramento delle ultime risorse.
Sta già avvenendo:
Cementificazione dei parchi naturali
Requisizione delle sorgenti
Privatizzazione dell’acqua pubblica
Discariche e inceneritori negli spazi più incontaminati del Paese
Ritorno al nucleare
Grandi opere imposte con la militarizzazione dei territori e la distruzione di interi habitat
Fiumi già in agonia, disseminati di ulteriori centrali idroelettriche
Impianti eolici che stanno cambiando i connotati all’Appennino
Tutto conduce su questa strada:
La ricorrente invocazione di poteri forti ai danni del parlamento
Il fallimento del pubblico e l’invadenza del privato
La sottrazione delle risorse ai Comuni
Lo smantellamento della democrazia diretta
La corsa a un federalismo irresponsabile che assomiglia tanto a una licenza di sperpero
La deregulation legislativa
La crisi della scuola e delle università
La visione speculativa e finanziaria dell’economia
E’ come negli anni Trenta: crisi del capitalismo, opposizione inesistente, criminalità diffusa. Ma con in più (e in peggio) la desertificazione dei territori, lo spopolamento della montagna.
Il “Paese profondo” si è talmente indebolito che oggi l’atteggiamento predatorio che abbiamo rivolto prima verso la Libia o l’Etiopia e poi verso l’Est Europa, può essere rivolto verso l’Italia medesima senza il rischio di una rivoluzione.
Anche noi diventiamo discarica, miniera, piantagione.
E anche da noi i territori deboli sono lasciati completamente soli di fronte ai poteri forti. Come le tribù centro-africane.
Guardate cosa succede con l’eolico.
Gli emissari di una multinazionale dell’energia si presentano a un comune di cinquecento- mille abitanti.
Offrono centomila euro l’anno per due o tre pale eoliche alte come grattacieli di trenta piani.
Il sindaco al verde non ha alternative. Accetta. Per lui quelle pale sono il solo modo per pagare l’illuminazione pubblica e gli impiegati.
La Regione e lo Stato non intervengono. In nome dell’emergenza energetica passano sopra a tutto, anche a un bene primario come il paesaggio.
Risultato? Oggi la rete eolica italiana non è il risultato di un piano ma del caso. Segna come le pustole del morbillo i territori deboli, incapaci di contrattare.
Con l’acqua la situazione è ancora più limpida.
Vi racconto cose che ho visto personalmente.
Qualche scena, capace di illuminare il tutto.
Alta Val di Taro.
C’è una fabbrica di acque minerali che succhia dalle falde appenniniche in modo così potente che nei momenti di siccità gli abitanti del paese – noto fino a ieri per le sue fonti terapeutiche e oggi semi abbandonato – restano senz’acqua nelle condutture pubbliche.
C’è una protesta ma il sindaco tranquillizza tutti in consiglio comunale. “Non abbiate paura – dice – quando mancherà la NOSTRA acqua, la fabbrica pomperà la SUA nei nostri tubi”.
L’acqua del paese è data già per persa, requisita dai padroni delle minerali. L’idea che si tratti di un bene pubblico e prioritario non sfiora né il sindaco né la popolazione rassegnata.
Recoaro, provincia di Vicenza.
Una pattuglia di “tecnici dell’acqua” (così si presentano), fanno visita a una vecchia che vive sola in una frazione di montagna. Le chiedono di poter fare delle verifiche alle falde. La donna pensa che siano del Comune.
Il lavoro dura un mese. I tecnici trivellano, trovano acqua. Poi chiudono il pozzo aperto con dei sigilli. A distanza di mesi si scopre che la fabbrica di acque minerali giù in valle sta facendo un censimento delle fonti potabili in quota, in vista della grande sete prossima ventura della Terra in riscaldamento climatico.
I parenti della donna si accorgono del maltolto e sporgono denuncia. Scoprono di essersi mossi appena in tempo per evitare l’usocapione del pozzo. Il sindaco tace. Gli abitanti di Recoaro pure. Ciascuno vende le sue fonti in separata sede.
Castel Juval, in val Venosta.
Qui potete fare le vostre verifiche da soli. Vi sedete al ristorante dell’agriturismo di Reinhold Messner e chiedete dell’acqua. Scoprirete di avere due opzioni. L’acqua minerale – la notissima acqua propagandata dall’alpinista sud-tirolese – e l’acqua di fonte. La fonte di Reinhold Messner. Ebbene, anche questa è a pagamento. Metà prezzo rispetto a quella in bottiglia, ma anch’essa a pagamento. E la gente beve, estasiata. Vedere per credere.
Che dire? Come gli abitanti della Somalia o del Mali, siamo disposti a pagare ciò che ci sarebbe dovuto gratuitamente.
Abbiamo rinunciato a considerare l’acqua come pubblico bene.
La nostra sconfitta, prima che economica, è culturale.
La grande vittoria del secolo scorso fu l’acqua nelle case. Oggi abbiamo accettato di tornare indietro.
Siamo ridiventati portatori d’acqua. Come gli etiopi, arranchiamo per le strade con carichi inverosimili d’acqua e non riflettiamo che il valore reale della medesima è appena un centesimo del costo della bottiglia.
Meno del costo della colla necessaria a fissare l’etichetta.
Il dramma non è solo lo scempio delle risorse, ma la nostre insensibilità alla rapina in atto.
Abbiamo accettato di farci derubare. Siamo un popolo rassegnato, e i signori delle risorse lo sanno perfettamente.
Il dossier di un’azienda multinazionale finlandese descrive così una regione italiana del centro: “facilità di penetrazione, costi d’insediamento minimi, zero conflittualità sociale”. Soprattutto, “poche obiezioni ecologiche”.
Sembra il Congo, invece è Italia.
Grazie di avermi ascoltato
Paolo Rumiz

Fonte:  http://poveglianoatuttogas.wordpress.com/
Proposto da: Lorena B.

domenica 24 gennaio 2010

Mammografia, ampliato il programma di screening

L'estensione riguarda le donne dai 45 ai 49 e dai 70 ai 74 anni. Bissoni: "Un investimento importante a tutela della salute delle donne"

(21 gennaio 2010) - Sono già partiti i primi inviti, con lettera dell’Azienda Usl a domicilio, alle donne dai 45 ai 49 anni e dai 70 ai 74 anni ad effettuare la mammografia di screening. Così come previsto dalla Giunta regionale nel luglio scorso, da gennaio è partita infatti l’estensione del programma di screening gratuito per la diagnosi precoce dei tumori della mammella,  che fino al 31 dicembre 2009 era rivolto - secondo le indicazioni nazionali - alle donne dai 50 ai 69 anni.

L’Emilia-Romagna è l’unica Regione, al momento, ad aver deciso questa estensione che comporterà un aumento della spesa dagli attuali 8 a circa 14 milioni di euro all’anno. In questo modo si offrirà  alle donne dai 45 ai 49 (163.354 in totale)  una nuova opportunità di prevenzione con l’invito ad effettuare la mammografia ogni anno e alle donne dai 70 ai 74 anni (126.311 in totale) di poter proseguire i controlli mammografici biennali. Le interessate dallo screening diventano quindi complessivamente 838.520  (oltre 840mila considerando anche le domiciliate e non solo le residenti) pari al  37,6% della popolazione femminile dell’Emilia-Romagna.

A sostegno di questa iniziativa è stata predisposta una campagna informativa per far conoscere programma e nuove opportunità offerte. “Lunga vita alle signore” è lo slogan della campagna che prevede la distribuzione di opuscoli informativi, l’affissione di manifesti e locandine, la messa in onda sulle principali emittenti della regione di radio e video comunicati, la pubblicazione di inserzioni sulla stampa quotidiana.
In tutti i casi si ricorda che per informazioni e approfondimenti ci si può rivolgere al numero verde unico del Servizio sanitario regionale 800 033 033 (giorni feriali dalle 8,30 alle 17,30 e il sabato dalle 8,30 alle 13,30) o consultare il sito all’indirizzo www.saluter.it/screening_femminili. 
radiologaL'adesione alla campagna di screening e i percorsi di accesso
La scelta della Giunta regionale di ampliare l’offerta dello screening alle donne in fascia di età 45-49 e 70-74  è stata presa sulla base delle evidenze di efficacia (cioè la verificata possibilità di ridurre la mortalità per tumore della mammella anche per queste età, attraverso la diagnosi precoce) documentate dalla letteratura scientifica nazionale ed internazionale, e sulla base dei buoni risultati ottenuti in oltre 10 anni di attività dello screening mammografico, avviato in Emilia-Romagna dal 1996.  L’adesione all’invito delle donne dai 50 ai 69 anni si è mantenuta elevata registrando, nel 2008, un 72,4% di aderenti contro il 59,9% registrato a livello nazionale.
A tutto il 2008 sono stati 8.300 i tumori diagnosticati in fase precoce (su un totale di 11.500 identificati) che hanno dunque permesso di intervenire tempestivamente con le cure necessarie. Per le donne che hanno eseguito la mammografia all’interno del programma di screening, vista l’alta qualità dei percorsi garantita, la mortalità per questo tipo di tumore si è ridotta del 56% (in Italia il 50%).
Per la diagnosi dei tumori del seno e per l’appropriata prescrizione ed erogazione della mammografia, la Giunta regionale, nel luglio scorso, ha definito inoltre priorità e percorsi di accesso alla mammografia, al di fuori del programma di screening in modo da assicurare l’esame a tutte le donne per le quali lo stesso esame è necessario secondo le evidenze scientifiche.  Le mammografie urgenti o urgenti differibili devono essere erogate nei tempi previsti (entro 72 ore per le urgenti ed entro 7 giorni per urgenti differibili) nei Centri senologici pubblici.
Sono poi in corso di definizione protocolli e percorsi diagnostici individuali per le donne che presentano un fattore di rischio legato a ereditarietà/familiarità. Oltre a questo, anche alle donne dai 40 ai 44 anni, al di fuori dell’urgenza e delle condizioni di rischio ereditario/familiare, la mammografia sarà garantita ma entro 90 giorni e non nei tempi di attesa previsti dalla norma (60 giorni).
In sintesi, al di fuori dello screening, dell’urgenza, di condizioni di rischio per familiarità/ereditarietà e per la mammografia richiesta per la prima volta dai 40 ai 44 anni, l’esame mammografico è reputato inappropriato e pertanto può avere lunghi tempi di attesa.
Sotto i 40 anni di età, la mammografia non è indicata e pertanto la presa in carico avviene con la visita clinica del senologo ed eventuali accertamenti successivi.

Fonte: www.regione.emilia-romagna.it

martedì 19 gennaio 2010

Pagine - Cinque libri per aiutare i bambini a comprendere il valore delle natura ed educarli a rispetto del mondo


Il nostro pianeta è in pericolo. Cambiamenti climatici, inquinamento, sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, effetto serra sono termini entrati a far parte delle discussioni quotidiane di molti. L’acqua potabile comincia a scarseggiare anche in molti paesi industrializzati, i ghiacciai si stanno sciogliendo ai Poli mentre dall’Africa Centrale la desertificazione avanza. Non molto tempo fa il WWF ha lanciato l’allarme, ripreso ampiamente dai media, che se entro il 2050 non verranno ridotte le emissioni di gas inquinanti, la nostra Terra potrebbe entrare in una crisi irreversibile, tale da rendere impraticabile ogni possibilità di adattamento per gran parte dell’umanità e delle altre specie viventi. Bisogna fare qualcosa. E mentre i grandi sono impegnati (purtroppo ancora troppo poco) a cercare soluzioni di vita ecosostenibili per invertire questa tendenza, è indispensabile anche aiutare i bambini ad interpretare le future sfide ambientali che li aspettano, senza scatenare ansie e paure, facendogli capire che non è tutto scontato e che anche loro possono dare un valido contributo per migliorare la situazione. A parte il prezioso esempio degli adulti, per bambini e ragazzi c’è una vasta produzione editoriale che parla della natura con cui l’uomo da sempre è obbligato a stabilire un rapporto - e di ecologia, cioè della scienza che studia i rapporti reciproci dell’uomo con l’ambiente. Libri come percorsi educativi per imparare quanto è importante un corretto rapporto con l’ambiente, che stimolano la curiosità e l’interesse dei bambini per fenomeni naturali guidandoli a familiarizzare con gli ecosistemi del nostro pianeta: il mare, i fiumi, i laghi, l’atmosfera, la superficie terrestre. Vediamo insieme alcune proposte editoriali.

Dal Laboratorio della casa editrice Salani un manuale per proteggere il nostro pianeta e i suoi abitanti dal titolo Cinquanta cosa da fare per aiutare la terra, 152 pagine illustrate (€ 10,00). Se finora i piccoli hanno imparato che il rispetto per l’ambiente consiste solo in una serie di divieti, usando questo libro scopriranno che invece possono fare tante cose, e che salvare la Terra può essere anche divertente. Persino nutrendo i vermi, proteggendo tesori sepolti, diventando ladri di bottiglie, inventandosi mercatini dell’usato e cominciando un’azione di boicottaggio del polistirolo. Il libro è adatto a bambini e bambine dagli 8 anni ma sarebbe una buona idea leggerlo insieme ai propri figli e scoprire che la fantasia ha molto a che fare con la scienza. Il manuale affronta le questioni ecologiche suggerendo contestualmente un intervento attivo dei ragazzi e offre la prospettiva di poter “governare in proprio come scrive Vezio Viola di Legambiente nell’introduzione qualche cambiamento utile a migliorare le situazioni descritte”.

Anche Geronimo Stilton ha voluto dire la sua scrivendo un libro dedicato proprio al rispetto e alla conoscenza dell’ambiente. E’ Il piccolo libro della natura della Piemme Junior Edizioni (€ 4,90), un sintetico manuale di 48 pagine con regole di buona condotta per rispettare l’equilibrio del nostro pianeta. Il famoso topo giornalista per riprendersi all’inquinamento cittadino ha passato un paio di giorni nella fattoria con nonna Ortensia, tra mucche, cavalli, uova e pomodori. Ritorna a Topazia pieno di vita e dopo aver spiegato al nipotino Benjamin cosa significa ecologia, decide di raccoglie in un libro una serie di consigli e istruzioni per ridurre i consumi e gli sprechi di energia, per recuperare vecchi oggetti e destinare alla raccolta differenziata tutti i materiali che è possibile riciclare. Alla fine del volume, particolarmente indicato per i bambini dai 6 anni, c’è un mini-dizionario, un rapido quiz, le istruzioni per costruire un aquilone e un simpatico gioco - le carte del Memo della Natura - sviluppare la memoria visiva e l’amore per l’ambiente.

Per la collana Libri Illustrati della Nord Sud Edizioni, è stato tradotto in italiano, da Luigina Battistutta, Cinque diavoletti, l’ecologia in un libro per bambini, scritto da Sarah Dyer, che nel 2001 ha vinto la Bronze Medal allo Smarties Booker Prize. Il pregio di questo libro, in cui le illustrazioni hanno un importante ruolo narrativo, risiede soprattutto nella sua spontaneità e nella capacità di trasmettere ai più piccoli (il libro è adatto a bambini dai 3 anni) un messaggio universale attraverso una storia simbolica. Ogni giorno cinque diavoletti ammirano, dall'alto di una collina, il meraviglioso paesaggio del mondo, fin quando non si accontentano più di guardare ma vogliono portarsi a casa quei tesori. Così, ognuno sceglie cosa preferisce e, uno ad uno, il sole, la luna, il cielo, la terra, il mare scompaiono e il mondo rimane desolatamente solo. Ma il cielo senza terra non sa dove stare, la luna senza sole non brilla e i cinque diavoletti ci ripensano.

Intorno al mondo in ecociclo (€ 12,90) di Beth Savan e Valerie Beth, Editoriale Scienza, è un libro che in modo semplice ed efficace invita i bambini (dagli 8 anni) a scoprire cosa sono e come funzionano i cicli naturali e gli ecosistemi, a capire come il ciclo dell’acqua ci porta la pioggia, come circola l’aria che respiriamo e perché è così inquinata, cos’è un habitat naturale o come l’acqua arriva nelle nostre case. Ma racconta soprattutto che ognuno di noi, adulto o bambino, può dare un valido contributo per ridurre l’inquinamento e lo spreco delle risorse, adottando semplici accorgimenti e rispettando l’ambiente che ci circonda. Il testo è corredato da giochi di squadra, test, prove pratiche e curiosità per saperne di più sulle case degli insetti, la pioggia acida, lo smog in provetta e lo smog nell’aria. Notizie utili per diventare un ecologista con i fiocchi, che sa come rispettare, ridurre, riusare e riciclare le risorse.

Fonte: www.guidagenitori.it
Proposto da: Lorena B.

mercoledì 13 gennaio 2010

DIADE - Violenza agita e subita nella relazione di cura: ricerca, analisi, proposte per prevenirla ed affrontarla

Provincia di Reggio Emilia, insieme ai Partners Azienda USL di Reggio Emilia, Consorzio Anziani e non solo ed Associazione Nondasola ha organizzato un convegno per restituire gli esiti di un importante progetto dedicato alle violenze e agli abusi nella relazione di cura, finanziato dal Ministero Pari Opportunità.

DIADE Violenza agita e subita nella relazione di cura: ricerca, analisi, proposte per prevenirla ed affrontarla
22 gennaio 2010
ore 9,00 -13,00
Aula Magna "Pietro Manodori"
viale Allegri, 9  -  Reggio Emilia

La partecipazione al convegno non richiede iscrizione.

Il Progetto DIADE
Realizzato dalla Provincia di Reggio Emilia, a partire dall'agosto 2008 insieme all'Azienda Usl di Reggio Emilia, al Consorzio Anziani e non solo e all'Associazione Nondasola, DIADE ha indagato la complessa realtà di maltrattamenti, abusi, violenze che  possono essere agiti o subiti all'interno di un rapporto privato di cura che si instaura al domicilio tra assitente familiare ed anziano assistito.
Attraverso interviste e focus group si sono analizzati i rischi contenuti nelle relazioni e nel contesto lavorativo e affettivo che  lega queste due fragilità arrivando ad individuare  le principali cause all'origine delle violenze.

In tal modo si è voluto preparare il terreno per realizzare azioni di sensibilizzazione, prevenzione e contrasto di tale fenomeno a partire dalla collaborazione di quanti hanno contribuito al successo del progetto.

Per altre informazioni: http://www.provincia.re.it/page.asp?IDCategoria=701&IDSezione=3617&ID=350362

martedì 5 gennaio 2010

IN VISITA ALLA TOMBA DEL PADRE CON UN QUATTROZAMPE AL SEGUITO: SIGNORA ALLONTANATA DAL CIMITERO DI BRESCIA

Pubblichiamo di seguito una lettera di protesta della Sezione Enpa di Brescia contro un atto di grave discriminazione: una signora bresciana che si era recata a visitare la tomba del padre è stata invitata ad allontanarsi dal cimitero monumentale perchè accompagnata dalla sua cagnolina.

Gentile diretttore
all’inizio di dicembre una signora di Brescia, Francesca, ci ha raccontato un episodio che giudichiamo triste e sintomatico di poca ragionevolezza e di scarso rispetto per la sensibilità altrui. La signora. Francesca è proprietaria, con la sua famiglia, di una cagnolina di nome Mafalda di 16 anni, amata e rispettata come tutti gli animali dovrebbero essere. Amati in quanto esseri sensibili ed innocenti, nostri compagni di vita che niente pretendono e tanto danno in termini compagnia e amore. Lo scorso maggio, purtroppo, la signora Francesca ha perso l’amato padre, ora sepolto al Cimitero Monumentale di Brescia: anche quest’uomo, in vita, ha molto amato la cagnolina Mafalda. Il 30 novembre la signora Francesca ha deciso di andare a fare visita alla tomba del padre; la sua idea era di portare anche Mafalda, ma, essendo a conoscenza del divieto di portare cani all’interno del cimitero, ha pensato ad una soluzione che le è sembrata ragionevole. Come fa quando porta a spasso la cagnolina in luoghi particolarmente affollati, l’ha messa su una carrozzina per evitare così qualsiasi inconveniente igienico, pensando che il divieto fosse legato proprio alla possibilità che i cani possano sporcare il suolo del cimitero. Dopo aver fatto cinquanta metri con Mafalda nel passeggino all’interno del cimitero, però, Francesca è stata raggiunta da due difensori civici che, in malo modo, le hanno intimato di portare fuori la cagnolina, minacciando pesanti sanzioni (“come fossi una ladra” dice Francesca). Non solo: uno dei due signori, quando ormai lei era già sulla via dell’uscita, le ha detto che il cane non poteva entrare lì perché quello è “un luogo sacro”. Questo è il fatto che più ha addolorato e umiliato la signora: essere trattata come una persona insensibile che ‘contamina’ un luogo sacro e non rispetta i sentimenti altrui. A noi sembra che la signora si sia comportata nel migliore dei modi: ha interpretato il divieto nell’unico senso possibile, una norma che vuole evitare, giustamente, inconvenienti igienici. Ha così trovato una soluzione, ma i due “tutori del sacro” hanno invece interpretato la disposizione in un altro modo: il cane, forse perché “impuro” o perché “animale” con la sua sola presenza contamina un '”luogo sacro”. Vorremmo quindi fare alcune considerazioni sulla vicenda. Anzitutto, questa norma ci pare poco utile se così espressa: infatti, in altri cimiteri i cani possono entrare (ad esempio a Roè Volciano, sempre nel Bresciano). E’ forse il caso di pensare che in quel paese i cittadini siano moralmente inferiori perché accettano un animale in un “luogo sacro”? Per questo motivo, è nostra intenzione contattare il settore comunale competente per chiedere una modifica di tale norma. In secondo luogo, notiamo che al Cimitero Monumentale di Brescia sono rappresentate, giustamente, tutte le religioni e tutte le sensibilità: cristiani, ebrei, musulmani, non credenti. Visto che c’è tanta apertura, non vediamo perché non possa esserci altrettanta comprensione per una persona che, in un momento di dolore, voleva avere vicino un essere per lei importante come quella anziana cagnolina che mai avrebbe causato disturbo ad alcuno. Perché allora non rispettare la signora che, per estrema correttezza, aveva pure messo la cagnolina in un passeggino, proprio nel rispetto della sensibilità degli altri cittadini? Da notare, infine, che il concetto di ‘sacro’ non sta solo nell’esteriorità della forma, come il rispetto della norma non sta nella sua semplice osservanza letterale. Per molte persone, l’amore e la compagnia dei loro animali sono importanti e insostituibili; se non la si pensa così, questa opinione non dovrebbe dare comunque il diritto di ledere i sentimenti altrui. Il sacro, dunque,non deriva dall’imposizione di un credo o di una religione, ma dovrebbe essere un sentimento personale di rispetto e devozione per una divinità, per la vita e verso per qualsiasi altro destinatario del nostro amore.

Fonte: www.enpa.it



Cosa ne pensate? Dite la vostra lasciando un commento!

lunedì 4 gennaio 2010

Grandi donne: Vandana Shiva





Fisica quantistica ed economista, dirige il Centro per la Scienza, Tecnologia e Politica delle Risorse Naturali di Dehra Dun in India. È considerata la teorica più nota di una nuova scienza: l'ecologia sociale.
Vandana Shiva è nata nel 1952 a Dehra Dun, nell'India del nord, da una famiglia progressista. Ha studiato nelle università inglesi e americane laureandosi in fisica. Tornata a casa dopo aver terminato gli studi, rimase traumatizzata rivedendo l'Himalaya: aveva lasciato una montagna verde e ricca d'acqua con gente felice, poi era arrivato il cosiddetto "aiuto" della Banca Mondiale con il progetto della costruzione di una grande diga e quella parte dell'Himalaya era diventato un groviglio di strade e di slum, di miseria, di polvere e smog, con gente impoverita non solo materialmente. Decise così di abbandonare la fisica nucleare e di dedicarsi all'ecologia.



Nel 1982 ha fondato nella sua città natale il Centro per la Scienza, Tecnologia e Politica delle Risorse Naturali, un istituto indipendente di ricerca che affronta i più significativi problemi dell'ecologia sociale dei nostri tempi, in stretta collaborazione con le comunità locali e i movimenti sociali. Vandana Shiva fa parte dell'esteso movimento di donne che in Asia, Africa e America Latina critica le politiche di aiuto allo sviluppo attuate dagli organismi internazionali e indica nuove vie alla crescita economica rispettose della cultura delle comunità locali, che rivendicano il valore di modelli di vita diversi dall'economia di mercato. L'incontro con le donne del movimento "Cipko", che abbracciano i tronchi che i tagliatori stanno per abbattere nelle foreste dell'Himalaya, ha permesso a Vandana Shiva di ampliare la comprensione di nessi tra ecologia e femminismo.


Nel suo libro Staying Alive: Women, Ecology and Survival, pubblicato in Italia nel 1990 col titolo Sopravvivere allo sviluppo, la scienziata denuncia le conseguenze disastrose che il cosiddetto "sviluppo" ha portato nel Terzo Mondo. Lo sviluppo, o piuttosto il "malsviluppo", come lo definisce la scienziata, anziché rispondere a bisogni essenziali minaccia la stessa sopravvivenza del pianeta e di chi vi abita. Le conseguenze dello "sviluppo" sono la massiccia distruzione ambientale, un enorme indebitamento che spinge i paesi a fare programmi di aggiustamento strutturale basati sulla scelta di spendere meno in salute pubblica, scolarizzazione e sussistenza rendendo la gente più povera.


Si verifica così la distruzione di culture e di altri modi di vivere per far posto a culture competitive il cui grado di civiltà è dato solo dal mercato. Il danno maggiore prodotto dalla civiltà industriale, secondo Vandana, è stata l'equazione donna-natura e la definizione di entrambe come passive, inerti, materia prima da manipolare. A suo avviso invece "le donne sono le depositarie di un sapere originario, derivato da secoli di familiarità con la terra, un sapere che la scienza moderna baconiana e maschilista ha condannato a morte". Per il patriarcato occidentale la cultura è altro dalla natura, dalla donna e così gli uomini hanno creato uno sviluppo "privo del principio femminile, conservativo, ecologico" e fondato "sullo sfruttamento delle donne e della natura".
Nel 1991 Vandana Shiva ha fondato Navdanya, un movimento per proteggere la diversità e l'integrità delle risorse viventi, specialmente dei semi autoctoni (native seeds) in via di estinzione a causa della diffusione delle coltivazioni industriali. Nella visione di Vandana Shiva, la riproduzione femminile e la riproduzione agricola sono due processi vitali che hanno la stessa capacità di sottrarsi e di resistere alla mercificazione. La possibilità delle donne di concepire e la possibilità dei semi di autogenerarsi sono entrambi processi naturali gratuiti, dove la legge del mercato è stata costretta a fermarsi. Ma come le donne sono state lentamente espropriate, attraverso la scienza maschile occidentale del loro corpo e del sapere sul loro corpo, così i contadini vengono espropriati del sapere sui loro semi.


Nel mondo sviluppato, il primo passo nella direzione della espropiazione è stato proprio quello di introdurre piante sterili costruite attraverso la biotecnologia in laboratorio, per aumentare la produttività e, in teoria, per limitare l'uso dei pesticidi. In realtà questa perdita di diversità biologica fa sì che le coltivazioni siano invece molto più vulnerabili agli attacchi dei parassiti e soprattutto costringe i coltivatori a ricomprare i semi per ogni semina. Come se non bastasse, le multinazionali agro-chimiche si impossessano dei semi selezionati dal lavoro millenario dei contadini del Terzo mondo, per analizzarli e registrarli con un vero e proprio brevetto, per rifarli in laboratorio e rivenderli a caro prezzo o obbligare i contadini di quegli stessi paesi a pagare il "diritto d'autore" dei semi, al momento della semina. Anche per aver denunciato tutto questo Vandana Shiva è stata premiata nel 1993 con il "Right livehood award", ritenuto il Premio Nobel alternativo.


Nello stesso anno ha scritto Monocultures of the Perspectives on Biodiversity and Biotechnology, pubblicato in Italia col titolo Monoculture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica, una raccolta di cinque saggi che riflette sulle cause della scomparsa della diversità e sulle sfide da vincere per contrastarla. In questo lavoro la scienziata sostiene che la diversità vivente della natura è un'alternativa alla monocultura, all'omogeneità e all'uniformità e corrisponde alla diversità vitale delle culture come fonte di ricchezza.
Nei saggi sulla biodiversità e sulla biotecnologia scritti come documenti di lavoro per la Conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo, Vandana Shiva denuncia gli interessi che stanno dietro le biotecnologie, contesta che queste possano migliorare le specie naturali e sottolinea i problemi etici e ambientali che pongono.

Nel 1995 ha scritto insieme all'economista tedesca Maria Meis il libro Ecofeminism, dimostrando ancora una volta che donne di culture diverse possono capirsi e lavorare insieme. Nel 1999 ha pubblicato Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi locali. E' del 2001 il testo Vacche sacre e Mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali. Vandana Shiva è attualmente considerata la teorica più significativa dell'ecologia sociale ed è una dei leader dell'International Forum on Globalization.


Fonte:   http://erewhon.ticonuno.it/
Proposto da: Lorena

giovedì 10 dicembre 2009

DIRITTI UNIVERSALI DELL'UMANITA'

E dopo la bella serata di stasera del Consiglio Comunale Aperto a Guastalla sul tema
della violenza alle donne,vi invitiamo ad un'altra iniziativa:




Vi aspettiamo numerosi!

mercoledì 9 dicembre 2009

Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale (G.A.S.)?

Un gruppo d’acquisto e' formato da un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro.

Si ma... perché si chiama solidale?
Un gruppo d’acquisto diventa solidale nel momento in cui decide di utilizzare il concetto di solidarieta' come criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarieta' che parte dai membri del gruppo e si estende ai piccoli produttori che forniscono i prodotti, al rispetto dell’ambiente, ai popoli del sud del mondo e a colore che - a causa della ingiusta ripartizione delle ricchezze - subiscono le conseguenze inique di questo modello di sviluppo.

Perché nasce una G.A.S.?
Ogni GAS nasce per motivazioni proprie, spesso però alla base vi è una critica profonda verso il modello di consumo e di economia globale ora imperante, insieme alla ricerca di una alternativa praticabile da subito. Il gruppo aiuta a non sentirsi soli nella propria critica al consumismo, a scambiarsi esperienze ed appoggio, a verificare le proprie scelte.

Come nasce un G.A.S.?
Uno comincia a parlare dell’idea degli acquisti collettivi nel proprio giro di amici, e se trova altri interessati si forma il gruppo. Insieme ci si occupa di ricercare nella zona piccoli produttori rispettosi dell’uomo e dell’ambiente, di raccogliere gli ordini tra chi aderisce, di acquistare i prodotti e distribuirli... e si parte!

Criteri solidali per la scelta dei prodotti
I gruppi cercano prodotti provenienti da piccoli produttori locali per avere la possibilita' di conoscerli direttamente e per ridurre l’inquinamento e lo spreco di energia derivanti dal trasporto. Inoltre si cercano prodotti biologici o ecologici che siano stati realizzati rispettando le condizioni di lavoro.

Una rete
I gruppi di acquisto sono collegati fra di loro in una rete che serve ad aiutarli e a diffondere questa esperienza attraverso lo scambio di informazioni. Attualmente in Italia sono censiti oltre 600 GAS.

 Tutti i dettagli su:
http://www.retegas.org/

I Gruppi di acquisto della provincia di Reggio Emilia :


G.A.S. Fa Quèl Casalgrande
42013
Casalgrande (Reggio Emilia)

Gas del Buco
42100
Buco del Signore, Reggio Emilia (Reggio Emilia)

Cesta di Artemide
42046
Reggiolo (Reggio Emilia)

La Veggia gas
42013
Veggia di Casalgrande (Reggio Emilia)

Para Todos
42024
Castelnovo di Sotto (Reggio Emilia)

SOLIIDEA
42025
Cavriago (Reggio Emilia)

GAS TRE
42014
Castellarano (Reggio Emilia)

G.A.S. Arcobaleno
42100
Reggio Emilia

GAC Reggio
42100
Reggio Emilia

GAS Arci L'albero sacro


Fonte: http://consigliocomunalegualtieri.blogspot.com/ 

venerdì 4 dicembre 2009

All’ospedale civile di Guastalla si inaugurano i parcheggi rosa

GUASTALLA – Continuano le iniziative del Comune di Guastalla contro la violenza alle donne, realizzate in collaborazione con Terra di Donne Associazione Bassa Reggiana.
I prossimi appuntamenti, che chiudono il ciclo delle iniziative, sono fissati per mercoledì 9 ore 10.30, quando verranno inaugurati i “Parcheggi Rosa” all’Ospedale Civile di Guastalla alla presenza di Giuliana Boschini, Direttore del Distretto Socio-Sanitario. Sono collocati nelle vicinanze dell’entrata all’Ospedale e sono riservati alle donne, in particolare anziane e gravide. Soprattutto serviranno a quelle donne che devono assistere ammalati entrando o uscendo da sole dall’ospedale in orari «a rischio di aggressione, abbiamo cercato di accorciare al massimo il tragitto», spiega l’assessore Rosa Maria De Lorenzi.
Sempre mercoledì 9 dicembre alle 20.30 nella Sala Civica si terrà il Consiglio Comunale Straordinario Aperto, durante il quale i consiglieri comunali non riceveranno per scelta il gettone di presenza. Si parlerà e si dialogherà con il pubblico sul tema della violenza sulle donne. Dopo il saluto del Sindaco Giorgio Benaglia, interverranno Alessandra Campani, presidente dell’Ass. Nondasola, una rappresentante dell’Ass. Terra di Donne Bassa Reggiana, l’Avv. Maria Elena Benassi, Cesare Capocasa, responsabile della.
Divisione Anticrimine di Reggio, il Dott. Leo Nicola, Comandante Compagnia Carabinieri di Guastalla. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
fonte: Il giornale di Reggio, Mercoledi 2 dicembre