lunedì 31 maggio 2010

Vaticano . Quando la chiesa crocefigge tutte le donne . Don Enzo Mazzi

uno articolo di don Enzo Mazzi, sacerdote della comunità dell'Isolotto - Firenze

ci vuole un sacerdote "speciale" per dire le verità che nessuno,  osa dire? buona lettura,

VATICANO - QUANDO LA CHIESA CROCEFIGGE TUTTE LE DONNE
di Enzo Mazzi - Il Manifesto 4 aprile 2010

Ci sono donne nella Lega? Sarebbe forse l'ora che si facessero sentire.
Utilizzate come merce in uno dei più volgari sistemi di baratto: lo scambio elettorale.
Ridotte a tangenti, come fossero mazzette, per ottenere un appoggio nella competizione politica.
Usate in modo immondo, vendute sul mercato politico, rese tutte prostitute a forza, violentate nei loro apparati riproduttivi.
Questo appare con tutta evidenza il senso delle dichiarazioni dei nuovi monarchi leghisti del Piemonte e del Veneto.
Per festeggiare la loro vittoria elettorale non hanno trovato di meglio che crocifiggere le donne sulla croce del sistema il più possibile punitivo dell'aborto.
Come facevano gli imperatori romani che impalavano masse di schiavi per salutare i loro trionfi.
Le donne assassine devono soffrire il più possibile nel compiere i loro misfatti contro la vita che hanno in grembo. Ed essere esposte senza pietà,
magari alla gogna degli antiabortisti come accade negli Usa, nei reparti ospedalieri dove si consuma l'aborto,abbandonate e scaricate da infermieri e medici cattolici ligi all'obbligo dell'obiezione di coscienza.
 Ed essere private dalla possibilità di scegliere liberamente la metodologia farmacologica perché considerate persone inaffidabili, incapaci di distinguere un aborto da un «mal di testa» e quindi propense ad assumere la pillola abortiva come si prende un'aspirina.
Ci sono donne nella Chiesa cattolica?
In questo sabato santo che chiude la settimana di passione dovrebbero forse baciare le piaghe le une delle altre, invece che quelle di Gesù, cantare al posto dell'alleluia pasquale il loro riscatto dal possesso spietato della casta clericale che le usa come strumento di pressione per avere ogni sorta di
privilegi e, insieme, ottenere la negazione della pillola abortiva, forse una legge restrittiva della legge 194, se non addirittura il ritorno alla legge penale che puniva l'aborto con la prigione.
Ci sono uomini liberi nella Lega e negli altri partiti di ogni colore e nella Chiesa Cattolica e nel mondo laico? Sarebbe l'ora che uscissero allo scoperto e aiutassero a manifestarsi e sostenessero la ribellione delle donnedi fronte a questo immondo spettacolo
Ci sarà qualcuno capace di dire ai rappresentati del sacro - che non disdegnano nemmeno la banalizzazione dell'Olocausto per passare a tutti i costi
come vittime di una presunta «campagna di calunnie» - che il loro accanimento contro le donne è una delle cause non secondarie della pedofilia del clero? La misoginia a cui sono indotti i sacerdoti da una formazione repressiva e castrante porta a esprimere in modo perverso le pulsioni non educate e condivise.
O il prete attraverso una rete di relazioni autentiche viene indotto a intraprendere un cammino di liberazione faticoso ma possibile, rispetto al lavaggio del cervello che ha ricevuto in seminario e rispetto alla omologazione teologica e pastorale o si chiude in un intristimento senza speranza che lo porterà verso irrigidimenti ideologici e verso depravazioni sessuali come la pedofilia appunto.
Non per nulla si trova che i preti pedofili sono spesso i più intransigenti e fondamentalisti nel campo dell'etica riproduttiva.
Non ho fatto volare sogni. Ho intravisto segni dei tempi che stanno covando nel seno della realtà storica come magma nella pancia di un vulcano. L'augurio pasquale è che il vulcano represso esploda presto trasformando la crocefissione della donna in annuncio nuovo di vita.

1/6/2010 . non è mai troppo tardi
 Anna Scappi



Aborto ,RU 486 intervista del 5/10/2008 dall' Informazione al Prof. Giovanni La Sala


ETICA
E SOCIETÀ

Al Santa Maria Nuova 13 ginecologi su 18 dicono no alle interruzioni di gravidanza e ai contraccettivi d’emergenza.  Aborto, sempre più medici obiettori ?.

Il Prof. La Sala: «Sono il 72% ma la percentuale crescerà nei prossimi anni»
Nel 2007 crescita record di interruzioni di gravidanza chimiche: + 56 casi
Ru 486 e pillola del giorno dopo
A Reggio aumentano le richieste.
Nel 2007 sono state 675 le Ivg eseguite nel nosocomio cittadino. Sono 5 i dottori che assistono le
donne che non vogliono tenere il bimbo. In aumento i professionisti che scelgono di preservare la vita. Anche la pillola del giorno dopo può essere negata dal medico di turno.
Norlevo: boom di vendite alle Farmacie Riunite. Ne fanno uso soprattuttole giovanissime tra i 14 e i 20 anni sostiene Elisa Sassi.
Reggio il 72% dei ginecologi in servizio al SantaMaria Nuova è obiettore di coscienza.Sono ben 13 su 18
infatti i medici che non fanno interruzioni di gravidanza, non somministrano la Ru 486 e possono dire no anche alla pillola del giorno dopo.Tutte queste pratiche quindi restano a carico si cinque dottori,compresi il primario e il vice.
Nel 2007 hanno eseguito 675 aborti e sono alle prese con la crescente richiesta di pillole del giorno dopo. Il problema è stato affrontato in Regione nell’ambito della discussione sulle linee guida per l’applicazione della legge 194 proposte dall’assessore alla sanità,Giovanni Bissoni.
 Ma cosa succede al Santa Maria Nuova? Lo abbiano chiesto la Prof.Giovanni Battista  La Sala,Direttore della Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale Santa Maria di Reggio.
Prof. La Sala il numero di medici obiettori è molto alto all'interno del suo reparto. Cosa comporta a livello organizzativo ?«Prima di tutto che sono pochi i medici che praticano le interruzioni di gravidanza con i metodi tradizionali. Sono cinque compreso il sottoscritto».
E' un problema?«Oggi non direi perchè riusciamo a far fronte alle richieste delle pazienti anche considerando
che gli aborti sono in diminuzione.Credo però che il problema si presenterà nei prossimi anni perchè i medici
obiettori di coscienza sono in sensibile aumento».
Perchè ci sono sempre più obiettori?
«Non credo sia possibile fornire una risposta univoca a questa domanda. La legge offre ai dottori la possibilità di non praticare aborti e chi diventa obiettore lo fa per motivi etici del tutto personali».
In Regione si parla di aumenti per i ginecologi che devono fare il lavoro degli obiettori. E' d'accordo?«A dire il vero non abbiamo chiesto incentivi economici e non direi che siamo sottoposti ad un superlavoro».
Cosa succede quando viene richiesta la pillola del giorno dopo?
«Un obiettore ha il diritto di rifiutarsi di somministrarla anche se si discute su questo punto perchè non tutti  i medici  ritengono che possa avere veri e propri effetti abortivi.
Si sono verificati casi in cui sia stata negata?«
Presumo di si anche perchè le richieste sono numerose specie nei fine settimana.
Se quella sera è di turno un obiettore può negare la somministrazione.

La donna ha comunque 72 ore di tempo per assumerla e quindi può tornare il giorno dopo  o rivolgersi al medico curante .
E la Ru 486?
«E' diverso perchè è una pillola abortiva che segue un iter diverso. I casi restano poco numerosi,  1-2% delle interruzioni di gravidanza, e viene somministrata quando il medico lo ritiene e su richiesta della paziente».
In Regione si discutono nuove linee guida per una corretta applicazione  della
194. Cosa chiede ai politici''?«Credo che sia importante non spaccare il fronte in guelfi e ghibellini. La legge 194 nel suo complesso è una legge buona e molto chiara.I criteri per la sua corretta applicazione sono scritti nel testo senza dover nulla togliere o aggiungere».

 Il Prof. Giovanni Battista  La Sala è Direttore della Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell'Arcispedale Santa Maria di Reggio,nonchè responsabile del Centro per la Diagnosi e Terapia della Sterilità Involontaria di  coppia, del medesimo.


Il Papa: i cattolici non ci seguono.
I metodi contraccettivi che impediscono la procreazione di figli snaturano il senso ultimo del matrimonio: è il duro attacco alla contraccezione di Benedetto XVI, in un messaggio inviato ad un congresso sui 40 anni dell' Humanae Vitae (l'enciclica con cui Paolo VI proibì la pillola), che si è svolto a Roma. Nel corso del suo intervento il Pontefice ha sottolineato come pillola e preservativo siano utilizzati anche da molti cattolici che hanno «difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa, che illustra e difende la bellezza dell'amore coniugale nella sua manifestazione naturale». In questo senso il Pontefice ha esortato i sacerdoti affinchè «nella pastorale matrimoniale e familiare sappiano orientare le coppie a capire con il cuore il meraviglioso disegno che Dio ha iscritto nel corpo umano, aiutandole ad accogliere quanto comporta un autentico cammino di maturazione».
2006 2007

31/5/2010
Anna Scappi.

APPLICAZIONE DELLA RU 486 SUL TERRITORIO REGIONALE E.R


Inviamo copia del comunicato stampa con il quale la Regione Emilia Romagna conferma i profili di assistenza in merito all'applicazione della pillola RU 486 sul territorio regionale .

Rimane ancora la necessità che si proceda concretamente all'elaborazione di un orientamento comune tra le regioni nell'elaborazione di Linee guida condivise che garantisca no effettivamente modalità omogenee di piena applicazione della L. 194/78 e che per quanto riguarda la IVG farmacologica garantiscano effettivamente il punto di equilibrio tra diritto all'autodeterminazione delle donne ed esigenza di sicurezza clinica nei protocolli.

Ma il percorso rimane accidentato, anche solo per quanto riguarda la garanzia dei livelli essenziali delle "prestazioni concernente i diritti sociali e civili" su tutto il territorio nazionale , come esiti di un esplicito principio costituzionale (art. 117)

RU486, in Regione confermati i profili di assistenza

In Emilia-Romagna è possibile l'interruzione di gravidanza volontaria medica in day hospital e in ricovero ordinario

IN SINTESI:

In Emilia-Romagna sono stati confermati i profili di assistenza previsti per l´RU486 e cioè la possibilità di interruzione di gravidanza medica in day hospital e in ricovero ordinario. Gli indirizzi regionali sono stati trasmessi alle aziende sanitarie della Regione dall’assessore Giovanni Bissoni in seguito all’istruttoria sugli aspetti tecnico-scientifici e giuridici. La validità degli aspetti tecnico scientifici e di quelli giuridici dei profili di assistenza è stata confermata e la Regione ha ribadito la disponibilità a partecipare all´elaborazione di linee guida nazionali.

(15 aprile 2010) - In Emilia-Romagna sono confermati i profili di assistenza previsti per l´RU486 : possibile l´Ivg medica in day hospital e in ricovero ordinario.

Conclusa l’istruttoria sugli aspetti tecnico-scientifici e giuridici inerenti all’utilizzo in Emilia-Romagna della RU486, avviata dalla Regione dopo la nota del ministro della salute Fazio contenente il parere del Consiglio superiore di sanità che prevede il ricovero ordinario per l’ Ivg medica, l’assessore Giovanni Bissoni ha trasmesso alle direzioni generali e alle direzioni di ostetricia e ginecologia delle Aziende sanitarie le valutazioni e gli indirizzi regionali al riguardo.

In merito agli aspetti tecnico scientifici , la validità dei profili di assistenza trasmessi alle Aziende sanitarie dalla Regione nel dicembre 2009 e già frutto del confronto e della elaborazione dei professionisti, “è stata confermata - si legge nella nota - dal supplemento di istruttoria condotto dai direttori sanitari e dai direttori di ostetricia e ginecologia delle Aziende sanitarie nella riunione del 31 marzo scorso. In quella sede è stata presa in esame la letteratura scientifica a fondamento del parere tecnico reso dal Consiglio superiore di sanità rilevando come essa nulla aggiunga o modifichi rispetto alle conclusioni cui si era giunti in ambito regionale”.
L’Emilia-Romagna dunque ribadisce la possibilità di effettuare l’Ivg medica in day hospital che, nell’esperienza di questi anni, ha dimostrato di garantire appieno la salute della donna. Così come ribadisce la possibilità, per la donna e il medico, di scegliere comunque il ricovero ordinario . Al riguardo, la nota prevede ulteriori precisazioni rispetto alle precedenti indicazioni per rendere più chiara la possibilità di effettuare l’Ivg medica in regime di ricovero ordinario, mantenendo la finalità della valorizzazione dell’autonomia e della responsabilità del personale medico.

In merito agli aspetti giuridici , si riportano le valutazioni della Commissione di consulenza legislativa della Giunta regionale, la quale ha rilevato come le procedure scelte dall’Emilia-Romagna siano pienamente coerenti con la legge 194 ed assunte nel legittimo esercizio della competenza organizzativa regionale in materia di tutela della salute.

Nel trasmettere le valutazioni e gli indirizzi regionali al ministro Fazio, l’assessore Bissoni ha ribadito la disponibilità della Regione a partecipare alla eventuale elaborazione di linee guida nazionali condivise, nel rispetto delle procedure previste dalla legge in materia.
Saluti  31/5/2010
Anna   Scappi









mercoledì 21 aprile 2010

ESSERCI, SI! MA COME?



Uno degli obiettivi dell’Associazione Terra di Donne consiste nell’individuare azioni e comportamenti da porre in atto individualmente e già da ora, per circoscrivere e delimitare la quantità di merci e servizi da cui tutti dipendiamo in modo più o meno massiccio, favorendo la condivisione delle buone pratiche per migliorare il benessere e ridurre la quantità di rifiuti immessi nell’ambiente in cui viviamo.
Abbiamo cercato di individuare obiettivi tangibili e alla portata di tutti e siamo consapevoli che tantissimi sono ancora quelli a venire, ma soprattutto è indispensabile il contributo la ricchezza e la creatività di tutti.

Ci siamo ispirate al Decalogo della Decrescita Felice che riassume in sé valori e aspetti nei quali ci riconosciamo.

1. Accorciare le distanze tra produzione e consumo, sia in termini fisici che umani. Ricollocare il più possibile l’economia nel territorio in cui si vive. Chiedersi sempre quanta strada ha fatto ciò che si sta consumando e chi lo ha prodotto. Fare acquisti direttamente dal produttore oppure creare o entrare a far parte di un Gruppo d’Acquisto Solidale (GAS) per: minimizzare i chilometri percorsi dai beni nel loro viaggio tra luogo di produzione e luogo di consumo; stabilire rapporti umani di amicizia e fiducia con chi produce.

2. Riscoprire il ciclo delle stagioni ed il rapporto con la terra. Trovare il tempo per interrogarsi sulle qualità, ecologiche ma non solo, di ciò che si sta consumando e quale potrebbe essere l’alternativa più ecologica, salutare, piacevole e conviviale per soddisfare gli stessi bisogni. Fermarsi a contemplare la Natura, comprendere i suoi cicli e confrontarli con i cicli industriali che sono alla base del proprio modello di produzione e consumo. Confrontare i propri ritmi con quelli della Natura. Rallentare, invece di accelerare. Riscoprire il gusto di aspettare la stagione giusta per assaporare i frutti della terra nel momento in cui sono più saporiti e nutrienti. Conoscere il territorio in cui si vive e le risorse naturali e umane che offre, anche in termini di saper fare derivante da conoscenze tradizionali (artigianato, cultura popolare, metodi colturali).

3. Ridefinire il proprio rapporto con i beni e con le merci. Sostituire il più possibile le merci (prodotte per essere vendute) con beni autoprodotti o scambiati all’interno di relazioni non mercatili, riportando il mercato alle sue dimensioni fisiologiche (acquisire e diffondere la consapevolezza che il mercato non può essere eliminato, ma, allo stesso tempo, non è l’unico luogo dove poter soddisfare i propri bisogni). Autoprodurre il più possibile: beni alimentari (ad es. yogurt, pane, ortaggi, dolci, liquori, conserve alimentari…); altri beni (ad es. capi di vestiario, mobili… ) Analizzare, valutare e promuovere i vantaggi dell’autoproduzione rispetto all’acquisto di merci in termini di maggiore qualità dei beni utilizzati (assenza di additivi chimici e processi finalizzati all’incremento della produzione e alla riduzione dei costi a scapito della qualità), minore impatto ambientale (meno energia e trasporti, meno imballaggi e rifiuti, più recupero e riciclaggio), conservazione e trasmissione del saper fare, creazione di momenti di nuova socialità.

4. Ricostruire le interazioni sociali attraverso la logica del dono. Creare momenti comunitari di scambio di beni autoprodotti utilizzando la logica del dono, facendo attenzione a non cadere nella logica del baratto: il baratto è il precursore della moneta e, quindi, degli scambi mercantili! Donare la propria esperienza, il proprio sapere e il proprio tempo agli altri. Condividere le proprie esperienze come presupposto per ulteriori scambi non mercantili di beni e competenze. Donare beni, tempo, sapere e saper fare essendo sempre consapevoli che in una comunità c’è l’obbligo di donare, l’obbligo di ricevere e l’obbligo di restituire più di quanto si è ricevuto.

5. Fare comunità Consolidare nel tempo le relazioni umane non mediate dal denaro all’interno della propria cerchia familiare, anche allargata, e all’interno della propria cerchia di amici e conoscenze. Creare periodicamente le occasioni per fare in modo che le relazioni umane generate dall’economia del dono diventino il più possibile stabili nel tempo.

6. Allungare la vita alle cose, rifiutando la logica dell’ “ultimo modello”. Adottare uno stile di vita che poggi sulle quattro R (riduzione, riuso, recupero, riciclaggio) e impegnarsi a diffonderlo il più possibile e con tutta la creatività di cui si è capaci in ambito familiare, tra gli amici, sul posto di lavoro. Trattare le le merci per quello che sono: un mezzo e non un fine. Usare tutta la propria creatività per aumentare la durata di qualsiasi bene (ad es. rigenerazione motori automobilistici, superamento del concetto di moda e adozione del concetto di utilità, abitudine alla autoriparazione dei beni, ecc.).

7. Ripensare l’innovazione tecnologica. Adottare tecnologie che riducono il consumo di risorse naturali preferendo l’innovazione volta al risparmio invece che quella rivolta all’incremento dei consumi. Interagire con le imprese che propongono prodotti o servizi capaci di ridurre, anche drasticamente, i nostri consumi.

8. Esserci pesando il meno possibile sull’ambiente, come forma di massimo rispetto per noi stessi e le generazioni future. Ridurre il più possibile la propria impronta ecologica, facendo le stesse cose con meno oppure evitando di fare cose non strettamente necessarie per il proprio benessere e quello degli altri. Ridure l’impiego di mezzi di locomozione propri, laddove possono essere sostituiti da mezzi pubblici o mezzi meno inquinanti. Adottare e diffondere forme di trasporto condivise come il car sharing o il car pooling. Attuare prassi di risparmio energetico (incremento dell’efficienza energetica della propria casa e nell’utilizzo di apparecchiature domestiche, proposizione di impianti condominiali più efficienti nell’uso delle fonti energetiche - realizzazione di apparati di autoproduzione dell’energia). Proporre, e attuare per quanto possibile, un modello altrenativo alle grandi centrali e al trasporto dell’energia su lunghe distanze, basato sulla produzione energetica su piccola scala per l’autoproduzione e la vendita alla rete delle eccedenze.

Al fine di rendere tangibili queste proposte stiamo riscoprendo e valorizzando il nostro territorio locale, anche dal punto di vista delle produzioni agricole e commerciali, ed a questo proposito abbiamo istituito il G.A.S. Donne di Terra, indipendente dall’associazione, che porta il nome evocativo di “donne di terra” per significare il forte legame che lega da millenni le donne alla terra.
Terra come madre in grado di fornire tutti gli elementi, gli equilibri e le connessioni indispensabili alla vita per ogni essere vivente, quindi una terra che oggi più che mai richiede rispetto, venerazione e cura.

Le prime iniziative che vi vogliamo proporre sono alcune piccole “convenzioni” con attività di Guastalla che ci sembra promuovano uno sviluppo sostenibile, che rispetta le persone, gli animali, l’ambiente.
Abbiamo attivato rapporti diretti con loro e nostra intenzione è di mantenere viva e attiva la nostra presenza e il confronto sui temi di sostenibilità di rapporto equo fra prodotto e prezzo.
Le attività in questione sono:

• CASEIFICIO POSSIONCELLA - v. Longarini 17 Guastalla vendita di latte crudo, parmigiano reggiano e formaggi.

• BOTTEGA RAVINALA - v. Beccarla, 4 Guastalla vendita prodotti equo solidali alimentari biologici e convenzionali, e artigianato.

Non resta che chiedervi di restare informati sulle prossime iniziative che promuoveremo e di non esitare a farci conoscere il vostro punta di vista, i vostri preziosi suggerimenti e perché no, la vostra collaborazione.
Un saluto da “donne di terra”.

SALUTE E RIFIUTI IN CENERE? NON BRUCIAMO IL NOSTRO FUTURO!















Della serie di eventi "PRIMAVERA DONNA
Prendiamoci cura oltre le mura domestiche"

Venerdì 23 Aprile 2010 - ore 21.00
presso CENTRO SOCIALE “ I° MAGGIO”

SALUTE E RIFIUTI IN CENERE?
NON BRUCIAMO IL NOSTRO FUTURO!

PUBBLICO DIBATTITO

Ne parliamo con:

PATRIZIA GENTILINI - Associazione medici per l’ambiente, oncoematologa dell’Isde di Forli.

LUIGI GARDINI - del Coordinamento “Noi Ambiente e Salute”

ALDROVANDI GIANFRANCO - del Coordinamento Provinciale “Ambiente e Salute”

In collaborazione con :

• COMITATO CIVICO per CORREGGIO VERDE, DOSOLO e VILLASTRADA
• “NOI AMBIENTE E SALUTE” VIADANA
• ASSOCIAZIONE “LIBERA” BORETTO
• COORDINAMENTO PROVINCIALE “AMBIENTE e SALUTE”
• “CESTA DI ARTEMIDE” REGGIOLO
• CENTRO SOCIALE “I° MAGGIO” GUASTALLA


mercoledì 17 marzo 2010

Una nostra iniziativa

"PRIMAVERA DONNA”
PRENDIAMOCI CURA OLTRE
LE MURA DOMESTICHE

MERCOLEDÌ 24 MARZO 2010 ORE 21.00
presso CENTRO SOCIALE “I MAGGIO”
Viale G. Di Vittorio 2/A - Guastalla
ACQUA E ENERGIA DEL NOSTRO FUTURO:
NON LAVIAMOCENE LE MANI

PUBBLICO DIBATTITO

saranno presenti
MARCO BERSANI
Presidente di ATTAC ITALIA
autore di "Nucleare se lo conosci lo eviti" e "Acqua in movimento"
Prof. UMBERTO CHIARINI
Coordinamento antinucleare territoriale
autore di " La Bassa contro l'atomo "
Dott. EMILIO MAESTRI
Responsabile servizio di endocrinologia dell'Ospedale di Guastalla

in collaborazione con:
COMITATO CIVICO per CORREGGIO VERDE, DOSOLO e VILLASTRADA
“NOI AMBIENTE E SALUTE” VIADANA
ASSOCIAZIONE “LIBERA” BORETTO
COOPERATIVA “EDEN” GUASTALLA
CENTRO SOCIALE “I MAGGIO”


mercoledì 10 marzo 2010

Un'altra scuola possibile

Alla scuola statale, ormai agonizzante, si contrappongono molte esperienze educative locali di tipo positivo, che si espandono e si contagiano vicendevolmente per tutta la nostra penisola dal nord al sud. Sono le piccole e grandi amministrazioni comunali, che nell’ambito delle loro scuole dell’infanzia e asili nido. hanno la libertà e la possibilità di progettare e ideare percorsi a misura di bambini/e, adulti e ambiente. Si tratta di moltissime esperienze spesso diversificate tra loro ma con molte costanti: - la ricerca dell’equilibrio tra natura e bambino/a, - l’intenzione di rispettare nel percorso di crescita il proprio pianeta, - la ricerca e riscoperta di stili di crescita e di vita a minor impatto ambientale, - il ricercare nella natura il proprio benessere psicofisico e tanto altro ancora. La risorsa di queste scuole sta nel poter agire in autonomia, senza curricoli predisposti dal Ministero della Pubblica Istruzione, nel poter valorizzare le idee e la creatività delle persone, la specificità dei territori, la memoria delle tradizioni locali, tutto questo come valore aggiunto. Nascono così le prime esperienze di asili nel bosco conosciuti nel Nord Europa come modello educativo efficace. In una società dove si vive sempre di più in spazi chiusi, c’è una crescente evidenza scientifica che la salute mentale ed il benessere emotivo dei bambini sono migliorati dal gioco all’aria aperta, soprattutto tramite il contatto con la natura. Altri studi indicano gli asili nel bosco come una potente terapia per molti dei più seri problemi comportamentali e di apprendimento dei bambini. I ricercatori sono convinti della profonda correlazione tra benessere del bambino e naturalità dell’ambiente in cui crescono, e affermano che il contatto con la natura può essere importante per loro quanto lo è una corretta alimentazione e sufficiente sonno. Nascono così a Reggio Emilia “ i Cantieri Infanzia Città” percorsi formativi e aggregativi rivolti primariamente, ma non solo, ai genitori dei servizi educativi e scolastici reggiani, che offrono un’occasione per acquisire competenze ed abilità, da mettere a disposizione della comunità. Infatti ogni Cantiere richiede ai partecipanti un accordo implicito: la disponibilità, anche minima, a restituire alla comunità le competenze possedute e acquisite: narrare, cucinare, coltivare, suonare, creare. Sbocciano così i Cantieri del “come coltivare un orto in città; l’arte del cucinare per i bambini; l’arte del narrare; il suono tra le mani; attaccar bottone; gruppi di acquisto solidale: un modo diverso di fare la spesa. Crescono anche associazioni di genitori e mamme: a Carpi “G.A.A.M.” che promuove esperienza di allattamento al seno, sostenendo il latte materno come miglior nutrimento per il cucciolo dell’uomo. Si moltiplicano i libri a sostegno di pratiche puericultrici dettate dal buon senso, dal consumo critico e consapevole, ne è un esempio il libro di Giorgia Cozza “ Bebè a costo zero” Questi sono solo pochi esempi, ma illuminanti, su ciò che si sta diffondendo “a misura di bambini e per i bambini”, sono modelli di apprendimento ai quali ispirarsi che mettono i bambini stessi nella condizione di diventare protagonisti di un nuovo modello sociale, culturale ed economico di vita.

Autrice: Lorena B.

sabato 6 marzo 2010

Non solo per le donne

DOMENICA 7 MARZO ALLE ORE 17,00
IN OCCASIONE DELLA
           GIORNATA INTERNAZIONALE            
DELLA DONNA
LIBRERIA DEL CORSO
CORSO PRAMPOLINI-GUASTALLA
E
L’ASSOCIAZIONE “TERRA DI DONNE”
   BASSA REGGIANA   

PRESENTA


NON SOLO PER LE DONNE

LETTURA DI BRANI LIBERA (MENTE) TRATTI DA SCRITTRICI DEL NOSTRO TEMPO,
NARRATRICI: ILARIA BONINI
                           CHIARA TEGGI
ACCOMPAGNAMENTO MUSICALE DI:
GRETA DAOLIO
               MARIA CHIARA ARIGO’



RINFRESCO E ….UN OMAGGIO 
“DELLA TERRA” PER TUTTI

giovedì 4 febbraio 2010

Bonifica Polo chimico, Belleli: “a cuore l’ambiente”

Giovedì 4 Febbraio 2010 19:23 - Bonifica Polo chimico, Belleli: “a cuore l’ambiente”


Mantova. La Regione Lombardia chiederà al Ministero dell’Ambiente di diventare responsabile del sito di interesse nazionale Laghi di Mantova e Polo Chimico e quindi di avere anche la competenza sulla bonifica di questo sito come di tutti quelli esistenti sul territorio lombardo. E’ la novità principale emersa stamattina nel corso dell’incontro tecnico tenutosi in Provincia con le aziende insediate all’interno del perimetro del Sito di interesse nazionale “Laghi di Mantova e Polo Chimico”. L’obiettivo della richiesta di passaggio di competenze, è quello di accelerare i tempi delle fasi di messa in sicurezza, almeno per quanto riguarda le misure più urgenti. Pieno appoggio alla scelta del Pirellone e della Direzione Generale Qualità dell’Ambiente è arrivata anche dall’assessore provinciale all’ambiente Giorgio Rebuschi. Il confronto di stamattina, promosso dalla Regione Lombardia con la Provincia, era finalizzato al tentativo di consolidare un dialogo – iniziato con l’incontro dello scorso luglio - tra gli Enti locali e le aziende per condividere le progettualità relative alle messe in sicurezza d’emergenza nonché alla valutazione dello stato delle implementazioni delle misure di intervento in progetto o realizzate dalle ditte in seguito all’ultima conferenza di servizi decisoria che si è tenuta lo scorso 31 luglio 2009.

“Siamo collaborativi e abbiamo a cuore la sicurezza dell’ambiente – ha detto l’amministratore delegato di Belleli Energy - tanto che il gruppo di cui facciamo parte ha investito veramente molto su questo versante ma qui a Mantova attualmente non stiamo inquinando. Dopo il sequestro di un’area del nostro sito produttivo, si è creata una situazione di incertezza. Quando una multinazionale come la nostra trova tutti questi inghippi, inizia a guardare anche altrove. Non è un ricatto, ma è una conseguenza logica.”. Anche Romano Freddi, proprietario della Colori Freddi San Giorgio ha ribadito “che ha sua azienda al momento non sta inquinando e lo dimostrano le analisi che sono state fatte. Se c’è stato inquinamento in passato non lo so. Oggi, di certo, non è così. Non so di chi è la falda inquinata per cui non partecipo a nessun programma di bonifica. Perchè i controlli non sono stati fatti in passato?” La raffineria Ies invece ha confermato di aver predisposto un progetto per la messa in sicurezza d’emergenza e per togliere le fonti attive come il surnatante. “Stiamo lavorando anche sul controllo delle emissioni – ha aggiunto il dottor Loffredo per Ies -. Attendiamo solo una risposta dagli enti preposti per partire con gli interventi”. Anche Casadio di Polimeri ha confermato la collaborazione con gli enti e che “il gruppo ha accolto l’invito a fare indagini ulteriori sul surnatante. Queste ci hanno confermato le problematiche che già conoscevamo ma per fortuna non ne hanno evidenziato di nuove”. Enipower ha accolto le prescrizioni e ha deciso di presentare – nonostante non inquini – un piano di bonifica delle acque di falda. In fase di verifica delle prescrizioni sul sito collina è invece Sintial che ha anche annunciato di essere in procinto di costruire un impianto per il trattamento delle acque che entrerà in azione già a primavera. Presenti anche rappresentanti delle ditte Sol, Fratelli Posio, Tea, Itas e Sogefi.


Fonte: www.mantova.com

lunedì 1 febbraio 2010

Il giornalista Paolo Rumiz sull’acqua

di seguito l’intervento scritto che P. Rumiz (giornalista di La Repubblica) ha inviato al convegno “Acqua bene comune: storia, civiltà, vita” che si è tenuto ieri pomeriggio alla Facoltà di Scienze Politiche.
Uno scritto molto lucido e “cristallino” che credo valga la pena trasmettere ad un vasto pubblico
ACQUA BENE COMUNE: storia, civiltà vita
Facoltà di scienze politiche
12 marzo 2009
Intervento Paolo Rumiz (giornalista di la Repubblica)
E’ un peccato che non possa parlarvi a voce.
Solo a voce avrei potuto comunicarvi l’urgenza, la rabbia e l’indignazione legate al tema primordiale dell’acqua.
Sono un professionista della parola scritta, ma so che solo il racconto orale sa trasmettere sentimenti forti.
Questo scritto è dunque solo un ripiegamento, dovuto a forza maggiore.
E sappiate che gli uomini che avrei dovuto affiancare in quest’incontro sono i responsabili della mia passione per la questione idrica.
Dunque perfetti per accendere anche la vostra.
Mi sono occupato di molti temi nel mio mestiere.
Guerre etniche e planetarie, crolli di sistemi e di alleanze politiche, esplorazione dei territori e viaggi alle periferie del mondo.
All’acqua sono arrivato solo pochi mesi fa, quasi per caso, grazie a una segnalazione di Emilio Molinari.
Era successo che era stata approvata una legge che rendeva inevitabile la privatizzazione dei servizi idrici.
La svendita di un patrimonio comune, mascherata da rivoluzione efficentista..
Tutto questo era avvenuto nel mese di agosto, alla chetichella, senza proteste da parte dell’opposizione.
Il popolo era rimasto tagliato fuori da tutto. Gli interessi attorno all’operazione erano così trasversali che i giornali avevano taciuto, i partiti e i sindacati pure.
Mi sembrava inverosimile che una simile enormità potesse passare sotto silenzio. Così ne ho scritto. E la pioggia di lettere attonite che ho ricevuto in risposta hanno confermato l’assunto.
L’Italia non ne sapeva niente.
Non entro nello specifico di questa scandalosa ruberia inflitta agli italiani. Altri lo faranno meglio di me.
Dico solo che occupandomene, dopo 35 anni di mestiere, ho provato lo stesso brivido della guerra dei Balcani.
Come allora, ho avuto la certezza che cadesse un sipario di bugie, e si svelasse la verità nuda di una rapina ai danni del Paese e dei suoi abitanti, l’ultimo assalto a un territorio già sfiancato dalle mafie, dalle tangenti e dalla dilapidazione del bene comune.
Pensiamoci un attimo.
I giornali pompano mille emergenze minori per non farci vedere quelle realmente importanti.
La tensione etnica aumenta. Ci parlano di clandestini, di rumeni stupratori, di terroristi annidati nelle moschee.
Ci infliggono ronde per tenere testa a una criminalità che – stranamente – non include la camorra, la speculazione edilizia o lo strapotere degli ultras.
Televisione, telefonini. I-pod costruiscono una cortina fumogena che incoraggia il singolo ad arraffare e impedisce al gruppo di reagire.
E’ così evidente. Noi non dobbiamo sapere che esiste un’altra e più grave emergenza: la distruzione del territorio.
Un’emergenza così grave che la lingua dell’economia non basta più a descriverla.
Oggi serve la lingua del Pentateuco, o dell’Apocalisse di Giovanni, perché viviamo un momento biblico.
“E verrà il giorno in cui le campagne si desertificheranno e la boscaglia invaderà ogni cosa, i ghiacciai entreranno in agonia e l’aria diverrà veleno. Il tempo in cui la natura sarà offesa nelle sue parti più vulnerabili”.
Se i nostri padri ci avessero fatto una simile profezia non li avremmo creduti. Invece succede.
Siamo in guerra. Una guerra contro i territori. In Italia è iniziata la guerra per l’accaparramento delle ultime risorse.
Sta già avvenendo:
Cementificazione dei parchi naturali
Requisizione delle sorgenti
Privatizzazione dell’acqua pubblica
Discariche e inceneritori negli spazi più incontaminati del Paese
Ritorno al nucleare
Grandi opere imposte con la militarizzazione dei territori e la distruzione di interi habitat
Fiumi già in agonia, disseminati di ulteriori centrali idroelettriche
Impianti eolici che stanno cambiando i connotati all’Appennino
Tutto conduce su questa strada:
La ricorrente invocazione di poteri forti ai danni del parlamento
Il fallimento del pubblico e l’invadenza del privato
La sottrazione delle risorse ai Comuni
Lo smantellamento della democrazia diretta
La corsa a un federalismo irresponsabile che assomiglia tanto a una licenza di sperpero
La deregulation legislativa
La crisi della scuola e delle università
La visione speculativa e finanziaria dell’economia
E’ come negli anni Trenta: crisi del capitalismo, opposizione inesistente, criminalità diffusa. Ma con in più (e in peggio) la desertificazione dei territori, lo spopolamento della montagna.
Il “Paese profondo” si è talmente indebolito che oggi l’atteggiamento predatorio che abbiamo rivolto prima verso la Libia o l’Etiopia e poi verso l’Est Europa, può essere rivolto verso l’Italia medesima senza il rischio di una rivoluzione.
Anche noi diventiamo discarica, miniera, piantagione.
E anche da noi i territori deboli sono lasciati completamente soli di fronte ai poteri forti. Come le tribù centro-africane.
Guardate cosa succede con l’eolico.
Gli emissari di una multinazionale dell’energia si presentano a un comune di cinquecento- mille abitanti.
Offrono centomila euro l’anno per due o tre pale eoliche alte come grattacieli di trenta piani.
Il sindaco al verde non ha alternative. Accetta. Per lui quelle pale sono il solo modo per pagare l’illuminazione pubblica e gli impiegati.
La Regione e lo Stato non intervengono. In nome dell’emergenza energetica passano sopra a tutto, anche a un bene primario come il paesaggio.
Risultato? Oggi la rete eolica italiana non è il risultato di un piano ma del caso. Segna come le pustole del morbillo i territori deboli, incapaci di contrattare.
Con l’acqua la situazione è ancora più limpida.
Vi racconto cose che ho visto personalmente.
Qualche scena, capace di illuminare il tutto.
Alta Val di Taro.
C’è una fabbrica di acque minerali che succhia dalle falde appenniniche in modo così potente che nei momenti di siccità gli abitanti del paese – noto fino a ieri per le sue fonti terapeutiche e oggi semi abbandonato – restano senz’acqua nelle condutture pubbliche.
C’è una protesta ma il sindaco tranquillizza tutti in consiglio comunale. “Non abbiate paura – dice – quando mancherà la NOSTRA acqua, la fabbrica pomperà la SUA nei nostri tubi”.
L’acqua del paese è data già per persa, requisita dai padroni delle minerali. L’idea che si tratti di un bene pubblico e prioritario non sfiora né il sindaco né la popolazione rassegnata.
Recoaro, provincia di Vicenza.
Una pattuglia di “tecnici dell’acqua” (così si presentano), fanno visita a una vecchia che vive sola in una frazione di montagna. Le chiedono di poter fare delle verifiche alle falde. La donna pensa che siano del Comune.
Il lavoro dura un mese. I tecnici trivellano, trovano acqua. Poi chiudono il pozzo aperto con dei sigilli. A distanza di mesi si scopre che la fabbrica di acque minerali giù in valle sta facendo un censimento delle fonti potabili in quota, in vista della grande sete prossima ventura della Terra in riscaldamento climatico.
I parenti della donna si accorgono del maltolto e sporgono denuncia. Scoprono di essersi mossi appena in tempo per evitare l’usocapione del pozzo. Il sindaco tace. Gli abitanti di Recoaro pure. Ciascuno vende le sue fonti in separata sede.
Castel Juval, in val Venosta.
Qui potete fare le vostre verifiche da soli. Vi sedete al ristorante dell’agriturismo di Reinhold Messner e chiedete dell’acqua. Scoprirete di avere due opzioni. L’acqua minerale – la notissima acqua propagandata dall’alpinista sud-tirolese – e l’acqua di fonte. La fonte di Reinhold Messner. Ebbene, anche questa è a pagamento. Metà prezzo rispetto a quella in bottiglia, ma anch’essa a pagamento. E la gente beve, estasiata. Vedere per credere.
Che dire? Come gli abitanti della Somalia o del Mali, siamo disposti a pagare ciò che ci sarebbe dovuto gratuitamente.
Abbiamo rinunciato a considerare l’acqua come pubblico bene.
La nostra sconfitta, prima che economica, è culturale.
La grande vittoria del secolo scorso fu l’acqua nelle case. Oggi abbiamo accettato di tornare indietro.
Siamo ridiventati portatori d’acqua. Come gli etiopi, arranchiamo per le strade con carichi inverosimili d’acqua e non riflettiamo che il valore reale della medesima è appena un centesimo del costo della bottiglia.
Meno del costo della colla necessaria a fissare l’etichetta.
Il dramma non è solo lo scempio delle risorse, ma la nostre insensibilità alla rapina in atto.
Abbiamo accettato di farci derubare. Siamo un popolo rassegnato, e i signori delle risorse lo sanno perfettamente.
Il dossier di un’azienda multinazionale finlandese descrive così una regione italiana del centro: “facilità di penetrazione, costi d’insediamento minimi, zero conflittualità sociale”. Soprattutto, “poche obiezioni ecologiche”.
Sembra il Congo, invece è Italia.
Grazie di avermi ascoltato
Paolo Rumiz

Fonte:  http://poveglianoatuttogas.wordpress.com/
Proposto da: Lorena B.