Donne che si impegnano a migliorare nel loro piccolo il mondo
mercoledì 21 aprile 2010
ESSERCI, SI! MA COME?
Uno degli obiettivi dell’Associazione Terra di Donne consiste nell’individuare azioni e comportamenti da porre in atto individualmente e già da ora, per circoscrivere e delimitare la quantità di merci e servizi da cui tutti dipendiamo in modo più o meno massiccio, favorendo la condivisione delle buone pratiche per migliorare il benessere e ridurre la quantità di rifiuti immessi nell’ambiente in cui viviamo.
Abbiamo cercato di individuare obiettivi tangibili e alla portata di tutti e siamo consapevoli che tantissimi sono ancora quelli a venire, ma soprattutto è indispensabile il contributo la ricchezza e la creatività di tutti.
Ci siamo ispirate al Decalogo della Decrescita Felice che riassume in sé valori e aspetti nei quali ci riconosciamo.
1. Accorciare le distanze tra produzione e consumo, sia in termini fisici che umani. Ricollocare il più possibile l’economia nel territorio in cui si vive. Chiedersi sempre quanta strada ha fatto ciò che si sta consumando e chi lo ha prodotto. Fare acquisti direttamente dal produttore oppure creare o entrare a far parte di un Gruppo d’Acquisto Solidale (GAS) per: minimizzare i chilometri percorsi dai beni nel loro viaggio tra luogo di produzione e luogo di consumo; stabilire rapporti umani di amicizia e fiducia con chi produce.
2. Riscoprire il ciclo delle stagioni ed il rapporto con la terra. Trovare il tempo per interrogarsi sulle qualità, ecologiche ma non solo, di ciò che si sta consumando e quale potrebbe essere l’alternativa più ecologica, salutare, piacevole e conviviale per soddisfare gli stessi bisogni. Fermarsi a contemplare la Natura, comprendere i suoi cicli e confrontarli con i cicli industriali che sono alla base del proprio modello di produzione e consumo. Confrontare i propri ritmi con quelli della Natura. Rallentare, invece di accelerare. Riscoprire il gusto di aspettare la stagione giusta per assaporare i frutti della terra nel momento in cui sono più saporiti e nutrienti. Conoscere il territorio in cui si vive e le risorse naturali e umane che offre, anche in termini di saper fare derivante da conoscenze tradizionali (artigianato, cultura popolare, metodi colturali).
3. Ridefinire il proprio rapporto con i beni e con le merci. Sostituire il più possibile le merci (prodotte per essere vendute) con beni autoprodotti o scambiati all’interno di relazioni non mercatili, riportando il mercato alle sue dimensioni fisiologiche (acquisire e diffondere la consapevolezza che il mercato non può essere eliminato, ma, allo stesso tempo, non è l’unico luogo dove poter soddisfare i propri bisogni). Autoprodurre il più possibile: beni alimentari (ad es. yogurt, pane, ortaggi, dolci, liquori, conserve alimentari…); altri beni (ad es. capi di vestiario, mobili… ) Analizzare, valutare e promuovere i vantaggi dell’autoproduzione rispetto all’acquisto di merci in termini di maggiore qualità dei beni utilizzati (assenza di additivi chimici e processi finalizzati all’incremento della produzione e alla riduzione dei costi a scapito della qualità), minore impatto ambientale (meno energia e trasporti, meno imballaggi e rifiuti, più recupero e riciclaggio), conservazione e trasmissione del saper fare, creazione di momenti di nuova socialità.
4. Ricostruire le interazioni sociali attraverso la logica del dono. Creare momenti comunitari di scambio di beni autoprodotti utilizzando la logica del dono, facendo attenzione a non cadere nella logica del baratto: il baratto è il precursore della moneta e, quindi, degli scambi mercantili! Donare la propria esperienza, il proprio sapere e il proprio tempo agli altri. Condividere le proprie esperienze come presupposto per ulteriori scambi non mercantili di beni e competenze. Donare beni, tempo, sapere e saper fare essendo sempre consapevoli che in una comunità c’è l’obbligo di donare, l’obbligo di ricevere e l’obbligo di restituire più di quanto si è ricevuto.
5. Fare comunità Consolidare nel tempo le relazioni umane non mediate dal denaro all’interno della propria cerchia familiare, anche allargata, e all’interno della propria cerchia di amici e conoscenze. Creare periodicamente le occasioni per fare in modo che le relazioni umane generate dall’economia del dono diventino il più possibile stabili nel tempo.
6. Allungare la vita alle cose, rifiutando la logica dell’ “ultimo modello”. Adottare uno stile di vita che poggi sulle quattro R (riduzione, riuso, recupero, riciclaggio) e impegnarsi a diffonderlo il più possibile e con tutta la creatività di cui si è capaci in ambito familiare, tra gli amici, sul posto di lavoro. Trattare le le merci per quello che sono: un mezzo e non un fine. Usare tutta la propria creatività per aumentare la durata di qualsiasi bene (ad es. rigenerazione motori automobilistici, superamento del concetto di moda e adozione del concetto di utilità, abitudine alla autoriparazione dei beni, ecc.).
7. Ripensare l’innovazione tecnologica. Adottare tecnologie che riducono il consumo di risorse naturali preferendo l’innovazione volta al risparmio invece che quella rivolta all’incremento dei consumi. Interagire con le imprese che propongono prodotti o servizi capaci di ridurre, anche drasticamente, i nostri consumi.
8. Esserci pesando il meno possibile sull’ambiente, come forma di massimo rispetto per noi stessi e le generazioni future. Ridurre il più possibile la propria impronta ecologica, facendo le stesse cose con meno oppure evitando di fare cose non strettamente necessarie per il proprio benessere e quello degli altri. Ridure l’impiego di mezzi di locomozione propri, laddove possono essere sostituiti da mezzi pubblici o mezzi meno inquinanti. Adottare e diffondere forme di trasporto condivise come il car sharing o il car pooling. Attuare prassi di risparmio energetico (incremento dell’efficienza energetica della propria casa e nell’utilizzo di apparecchiature domestiche, proposizione di impianti condominiali più efficienti nell’uso delle fonti energetiche - realizzazione di apparati di autoproduzione dell’energia). Proporre, e attuare per quanto possibile, un modello altrenativo alle grandi centrali e al trasporto dell’energia su lunghe distanze, basato sulla produzione energetica su piccola scala per l’autoproduzione e la vendita alla rete delle eccedenze.
Al fine di rendere tangibili queste proposte stiamo riscoprendo e valorizzando il nostro territorio locale, anche dal punto di vista delle produzioni agricole e commerciali, ed a questo proposito abbiamo istituito il G.A.S. Donne di Terra, indipendente dall’associazione, che porta il nome evocativo di “donne di terra” per significare il forte legame che lega da millenni le donne alla terra.
Terra come madre in grado di fornire tutti gli elementi, gli equilibri e le connessioni indispensabili alla vita per ogni essere vivente, quindi una terra che oggi più che mai richiede rispetto, venerazione e cura.
Le prime iniziative che vi vogliamo proporre sono alcune piccole “convenzioni” con attività di Guastalla che ci sembra promuovano uno sviluppo sostenibile, che rispetta le persone, gli animali, l’ambiente.
Abbiamo attivato rapporti diretti con loro e nostra intenzione è di mantenere viva e attiva la nostra presenza e il confronto sui temi di sostenibilità di rapporto equo fra prodotto e prezzo.
Le attività in questione sono:
• CASEIFICIO POSSIONCELLA - v. Longarini 17 Guastalla vendita di latte crudo, parmigiano reggiano e formaggi.
• BOTTEGA RAVINALA - v. Beccarla, 4 Guastalla vendita prodotti equo solidali alimentari biologici e convenzionali, e artigianato.
Non resta che chiedervi di restare informati sulle prossime iniziative che promuoveremo e di non esitare a farci conoscere il vostro punta di vista, i vostri preziosi suggerimenti e perché no, la vostra collaborazione.
Un saluto da “donne di terra”.
SALUTE E RIFIUTI IN CENERE? NON BRUCIAMO IL NOSTRO FUTURO!
Della serie di eventi "PRIMAVERA DONNA
Prendiamoci cura oltre le mura domestiche"
Venerdì 23 Aprile 2010 - ore 21.00
presso CENTRO SOCIALE “ I° MAGGIO”
SALUTE E RIFIUTI IN CENERE?
NON BRUCIAMO IL NOSTRO FUTURO!
PUBBLICO DIBATTITO
Ne parliamo con:
PATRIZIA GENTILINI - Associazione medici per l’ambiente, oncoematologa dell’Isde di Forli.
LUIGI GARDINI - del Coordinamento “Noi Ambiente e Salute”
ALDROVANDI GIANFRANCO - del Coordinamento Provinciale “Ambiente e Salute”
In collaborazione con :
• COMITATO CIVICO per CORREGGIO VERDE, DOSOLO e VILLASTRADA
• “NOI AMBIENTE E SALUTE” VIADANA
• ASSOCIAZIONE “LIBERA” BORETTO
• COORDINAMENTO PROVINCIALE “AMBIENTE e SALUTE”
• “CESTA DI ARTEMIDE” REGGIOLO
• CENTRO SOCIALE “I° MAGGIO” GUASTALLA
mercoledì 17 marzo 2010
Una nostra iniziativa
"PRIMAVERA DONNA”
PRENDIAMOCI CURA OLTRE
LE MURA DOMESTICHE
PUBBLICO DIBATTITO
saranno presenti
“NOI AMBIENTE E SALUTE” VIADANA
ASSOCIAZIONE “LIBERA” BORETTO
COOPERATIVA “EDEN” GUASTALLA
CENTRO SOCIALE “I MAGGIO”
PRENDIAMOCI CURA OLTRE
LE MURA DOMESTICHE
MERCOLEDÌ 24 MARZO 2010 ORE 21.00
presso CENTRO SOCIALE “I MAGGIO”
Viale G. Di Vittorio 2/A - Guastalla
presso CENTRO SOCIALE “I MAGGIO”
Viale G. Di Vittorio 2/A - Guastalla
ACQUA E ENERGIA DEL NOSTRO FUTURO:
NON LAVIAMOCENE LE MANI
NON LAVIAMOCENE LE MANI
PUBBLICO DIBATTITO
saranno presenti
MARCO BERSANI
Presidente di ATTAC ITALIA
autore di "Nucleare se lo conosci lo eviti" e "Acqua in movimento"
Presidente di ATTAC ITALIA
autore di "Nucleare se lo conosci lo eviti" e "Acqua in movimento"
Prof. UMBERTO CHIARINI
Coordinamento antinucleare territoriale
autore di " La Bassa contro l'atomo "
Coordinamento antinucleare territoriale
autore di " La Bassa contro l'atomo "
Dott. EMILIO MAESTRI
Responsabile servizio di endocrinologia dell'Ospedale di Guastalla
Responsabile servizio di endocrinologia dell'Ospedale di Guastalla
in collaborazione con:
COMITATO CIVICO per CORREGGIO VERDE, DOSOLO e VILLASTRADA“NOI AMBIENTE E SALUTE” VIADANA
ASSOCIAZIONE “LIBERA” BORETTO
COOPERATIVA “EDEN” GUASTALLA
CENTRO SOCIALE “I MAGGIO”
mercoledì 10 marzo 2010
Un'altra scuola possibile
Alla scuola statale, ormai agonizzante, si contrappongono molte esperienze educative locali di tipo positivo, che si espandono e si contagiano vicendevolmente per tutta la nostra penisola dal nord al sud.
Sono le piccole e grandi amministrazioni comunali, che nell’ambito delle loro scuole dell’infanzia e asili nido. hanno la libertà e la possibilità di progettare e ideare percorsi a misura di bambini/e, adulti e ambiente.
Si tratta di moltissime esperienze spesso diversificate tra loro ma con molte costanti:
- la ricerca dell’equilibrio tra natura e bambino/a,
- l’intenzione di rispettare nel percorso di crescita il proprio pianeta,
- la ricerca e riscoperta di stili di crescita e di vita a minor impatto ambientale,
- il ricercare nella natura il proprio benessere psicofisico e tanto altro ancora.
La risorsa di queste scuole sta nel poter agire in autonomia, senza curricoli predisposti dal Ministero della Pubblica Istruzione, nel poter valorizzare le idee e la creatività delle persone, la specificità dei territori, la memoria delle tradizioni locali, tutto questo come valore aggiunto.
Nascono così le prime esperienze di asili nel bosco conosciuti nel Nord Europa come modello educativo efficace.
In una società dove si vive sempre di più in spazi chiusi, c’è una crescente evidenza scientifica che la salute mentale ed il benessere emotivo dei bambini sono migliorati dal gioco all’aria aperta, soprattutto tramite il contatto con la natura.
Altri studi indicano gli asili nel bosco come una potente terapia per molti dei più seri problemi comportamentali e di apprendimento dei bambini.
I ricercatori sono convinti della profonda correlazione tra benessere del bambino e naturalità dell’ambiente in cui crescono, e affermano che il contatto con la natura può essere importante per loro quanto lo è una corretta alimentazione e sufficiente sonno.
Nascono così a Reggio Emilia “ i Cantieri Infanzia Città” percorsi formativi e aggregativi rivolti primariamente, ma non solo, ai genitori dei servizi educativi e scolastici reggiani, che offrono un’occasione per acquisire competenze ed abilità, da mettere a disposizione della comunità.
Infatti ogni Cantiere richiede ai partecipanti un accordo implicito: la disponibilità, anche minima, a restituire alla comunità le competenze possedute e acquisite: narrare, cucinare, coltivare, suonare, creare.
Sbocciano così i Cantieri del “come coltivare un orto in città; l’arte del cucinare per i bambini; l’arte del narrare; il suono tra le mani; attaccar bottone; gruppi di acquisto solidale: un modo diverso di fare la spesa.
Crescono anche associazioni di genitori e mamme: a Carpi “G.A.A.M.” che promuove esperienza di allattamento al seno, sostenendo il latte materno come miglior nutrimento per il cucciolo dell’uomo.
Si moltiplicano i libri a sostegno di pratiche puericultrici dettate dal buon senso, dal consumo critico e consapevole, ne è un esempio il libro di Giorgia Cozza “ Bebè a costo zero”
Questi sono solo pochi esempi, ma illuminanti, su ciò che si sta diffondendo “a misura di bambini e per i bambini”, sono modelli di apprendimento ai quali ispirarsi che mettono i bambini stessi nella condizione di diventare protagonisti di un nuovo modello sociale, culturale ed economico di vita.
Autrice: Lorena B.
Autrice: Lorena B.
sabato 6 marzo 2010
Non solo per le donne
DOMENICA 7
MARZO ALLE ORE 17,00
IN OCCASIONE
DELLA
GIORNATA
INTERNAZIONALE
DELLA DONNA
LIBRERIA
DEL CORSO
CORSO
PRAMPOLINI-GUASTALLA
E
L’ASSOCIAZIONE
“TERRA DI DONNE”
BASSA
REGGIANA
PRESENTA
NON SOLO PER LE DONNE
LETTURA DI BRANI LIBERA (MENTE) TRATTI
DA SCRITTRICI DEL NOSTRO TEMPO,
NARRATRICI: ILARIA BONINI
CHIARA TEGGI
ACCOMPAGNAMENTO MUSICALE DI:
GRETA DAOLIO
MARIA CHIARA ARIGO’
RINFRESCO E ….UN OMAGGIO
“DELLA TERRA” PER TUTTI
giovedì 4 febbraio 2010
Bonifica Polo chimico, Belleli: “a cuore l’ambiente”
Giovedì 4 Febbraio 2010 19:23 - Bonifica Polo chimico, Belleli: “a cuore l’ambiente”

Mantova. La Regione Lombardia chiederà al Ministero dell’Ambiente di diventare responsabile del sito di interesse nazionale Laghi di Mantova e Polo Chimico e quindi di avere anche la competenza sulla bonifica di questo sito come di tutti quelli esistenti sul territorio lombardo. E’ la novità principale emersa stamattina nel corso dell’incontro tecnico tenutosi in Provincia con le aziende insediate all’interno del perimetro del Sito di interesse nazionale “Laghi di Mantova e Polo Chimico”. L’obiettivo della richiesta di passaggio di competenze, è quello di accelerare i tempi delle fasi di messa in sicurezza, almeno per quanto riguarda le misure più urgenti. Pieno appoggio alla scelta del Pirellone e della Direzione Generale Qualità dell’Ambiente è arrivata anche dall’assessore provinciale all’ambiente Giorgio Rebuschi. Il confronto di stamattina, promosso dalla Regione Lombardia con la Provincia, era finalizzato al tentativo di consolidare un dialogo – iniziato con l’incontro dello scorso luglio - tra gli Enti locali e le aziende per condividere le progettualità relative alle messe in sicurezza d’emergenza nonché alla valutazione dello stato delle implementazioni delle misure di intervento in progetto o realizzate dalle ditte in seguito all’ultima conferenza di servizi decisoria che si è tenuta lo scorso 31 luglio 2009.
“Siamo collaborativi e abbiamo a cuore la sicurezza dell’ambiente – ha detto l’amministratore delegato di Belleli Energy - tanto che il gruppo di cui facciamo parte ha investito veramente molto su questo versante ma qui a Mantova attualmente non stiamo inquinando. Dopo il sequestro di un’area del nostro sito produttivo, si è creata una situazione di incertezza. Quando una multinazionale come la nostra trova tutti questi inghippi, inizia a guardare anche altrove. Non è un ricatto, ma è una conseguenza logica.”. Anche Romano Freddi, proprietario della Colori Freddi San Giorgio ha ribadito “che ha sua azienda al momento non sta inquinando e lo dimostrano le analisi che sono state fatte. Se c’è stato inquinamento in passato non lo so. Oggi, di certo, non è così. Non so di chi è la falda inquinata per cui non partecipo a nessun programma di bonifica. Perchè i controlli non sono stati fatti in passato?” La raffineria Ies invece ha confermato di aver predisposto un progetto per la messa in sicurezza d’emergenza e per togliere le fonti attive come il surnatante. “Stiamo lavorando anche sul controllo delle emissioni – ha aggiunto il dottor Loffredo per Ies -. Attendiamo solo una risposta dagli enti preposti per partire con gli interventi”. Anche Casadio di Polimeri ha confermato la collaborazione con gli enti e che “il gruppo ha accolto l’invito a fare indagini ulteriori sul surnatante. Queste ci hanno confermato le problematiche che già conoscevamo ma per fortuna non ne hanno evidenziato di nuove”. Enipower ha accolto le prescrizioni e ha deciso di presentare – nonostante non inquini – un piano di bonifica delle acque di falda. In fase di verifica delle prescrizioni sul sito collina è invece Sintial che ha anche annunciato di essere in procinto di costruire un impianto per il trattamento delle acque che entrerà in azione già a primavera. Presenti anche rappresentanti delle ditte Sol, Fratelli Posio, Tea, Itas e Sogefi.
Fonte: www.mantova.com
Mantova. La Regione Lombardia chiederà al Ministero dell’Ambiente di diventare responsabile del sito di interesse nazionale Laghi di Mantova e Polo Chimico e quindi di avere anche la competenza sulla bonifica di questo sito come di tutti quelli esistenti sul territorio lombardo. E’ la novità principale emersa stamattina nel corso dell’incontro tecnico tenutosi in Provincia con le aziende insediate all’interno del perimetro del Sito di interesse nazionale “Laghi di Mantova e Polo Chimico”. L’obiettivo della richiesta di passaggio di competenze, è quello di accelerare i tempi delle fasi di messa in sicurezza, almeno per quanto riguarda le misure più urgenti. Pieno appoggio alla scelta del Pirellone e della Direzione Generale Qualità dell’Ambiente è arrivata anche dall’assessore provinciale all’ambiente Giorgio Rebuschi. Il confronto di stamattina, promosso dalla Regione Lombardia con la Provincia, era finalizzato al tentativo di consolidare un dialogo – iniziato con l’incontro dello scorso luglio - tra gli Enti locali e le aziende per condividere le progettualità relative alle messe in sicurezza d’emergenza nonché alla valutazione dello stato delle implementazioni delle misure di intervento in progetto o realizzate dalle ditte in seguito all’ultima conferenza di servizi decisoria che si è tenuta lo scorso 31 luglio 2009.
“Siamo collaborativi e abbiamo a cuore la sicurezza dell’ambiente – ha detto l’amministratore delegato di Belleli Energy - tanto che il gruppo di cui facciamo parte ha investito veramente molto su questo versante ma qui a Mantova attualmente non stiamo inquinando. Dopo il sequestro di un’area del nostro sito produttivo, si è creata una situazione di incertezza. Quando una multinazionale come la nostra trova tutti questi inghippi, inizia a guardare anche altrove. Non è un ricatto, ma è una conseguenza logica.”. Anche Romano Freddi, proprietario della Colori Freddi San Giorgio ha ribadito “che ha sua azienda al momento non sta inquinando e lo dimostrano le analisi che sono state fatte. Se c’è stato inquinamento in passato non lo so. Oggi, di certo, non è così. Non so di chi è la falda inquinata per cui non partecipo a nessun programma di bonifica. Perchè i controlli non sono stati fatti in passato?” La raffineria Ies invece ha confermato di aver predisposto un progetto per la messa in sicurezza d’emergenza e per togliere le fonti attive come il surnatante. “Stiamo lavorando anche sul controllo delle emissioni – ha aggiunto il dottor Loffredo per Ies -. Attendiamo solo una risposta dagli enti preposti per partire con gli interventi”. Anche Casadio di Polimeri ha confermato la collaborazione con gli enti e che “il gruppo ha accolto l’invito a fare indagini ulteriori sul surnatante. Queste ci hanno confermato le problematiche che già conoscevamo ma per fortuna non ne hanno evidenziato di nuove”. Enipower ha accolto le prescrizioni e ha deciso di presentare – nonostante non inquini – un piano di bonifica delle acque di falda. In fase di verifica delle prescrizioni sul sito collina è invece Sintial che ha anche annunciato di essere in procinto di costruire un impianto per il trattamento delle acque che entrerà in azione già a primavera. Presenti anche rappresentanti delle ditte Sol, Fratelli Posio, Tea, Itas e Sogefi.
Fonte: www.mantova.com
lunedì 1 febbraio 2010
Il giornalista Paolo Rumiz sull’acqua
di seguito l’intervento scritto che P.
Rumiz (giornalista di La Repubblica) ha inviato al convegno “Acqua bene
comune: storia, civiltà, vita” che si è tenuto ieri pomeriggio alla
Facoltà di Scienze Politiche.
Uno scritto molto lucido e “cristallino” che credo valga la pena trasmettere ad un vasto pubblico
ACQUA BENE COMUNE: storia, civiltà vita
Facoltà di scienze politiche
12 marzo 2009
Intervento Paolo Rumiz (giornalista di la Repubblica)
E’ un peccato che non possa parlarvi a voce.
Solo a voce avrei potuto comunicarvi l’urgenza, la rabbia e l’indignazione legate al tema primordiale dell’acqua.
Sono un professionista della parola scritta, ma so che solo il racconto orale sa trasmettere sentimenti forti.
Questo scritto è dunque solo un ripiegamento, dovuto a forza maggiore.
E sappiate che gli uomini che avrei dovuto affiancare in quest’incontro sono i responsabili della mia passione per la questione idrica.
Dunque perfetti per accendere anche la vostra.
Mi sono occupato di molti temi nel mio mestiere.
Guerre etniche e planetarie, crolli di sistemi e di alleanze politiche, esplorazione dei territori e viaggi alle periferie del mondo.
All’acqua sono arrivato solo pochi mesi fa, quasi per caso, grazie a una segnalazione di Emilio Molinari.
Era successo che era stata approvata una legge che rendeva inevitabile la privatizzazione dei servizi idrici.
La svendita di un patrimonio comune, mascherata da rivoluzione efficentista..
Tutto questo era avvenuto nel mese di agosto, alla chetichella, senza proteste da parte dell’opposizione.
Il popolo era rimasto tagliato fuori da tutto. Gli interessi attorno all’operazione erano così trasversali che i giornali avevano taciuto, i partiti e i sindacati pure.
Mi sembrava inverosimile che una simile enormità potesse passare sotto silenzio. Così ne ho scritto. E la pioggia di lettere attonite che ho ricevuto in risposta hanno confermato l’assunto.
L’Italia non ne sapeva niente.
Non entro nello specifico di questa scandalosa ruberia inflitta agli italiani. Altri lo faranno meglio di me.
Dico solo che occupandomene, dopo 35 anni di mestiere, ho provato lo stesso brivido della guerra dei Balcani.
Come allora, ho avuto la certezza che cadesse un sipario di bugie, e si svelasse la verità nuda di una rapina ai danni del Paese e dei suoi abitanti, l’ultimo assalto a un territorio già sfiancato dalle mafie, dalle tangenti e dalla dilapidazione del bene comune.
Pensiamoci un attimo.
I giornali pompano mille emergenze minori per non farci vedere quelle realmente importanti.
La tensione etnica aumenta. Ci parlano di clandestini, di rumeni stupratori, di terroristi annidati nelle moschee.
Ci infliggono ronde per tenere testa a una criminalità che – stranamente – non include la camorra, la speculazione edilizia o lo strapotere degli ultras.
Televisione, telefonini. I-pod costruiscono una cortina fumogena che incoraggia il singolo ad arraffare e impedisce al gruppo di reagire.
E’ così evidente. Noi non dobbiamo sapere che esiste un’altra e più grave emergenza: la distruzione del territorio.
Un’emergenza così grave che la lingua dell’economia non basta più a descriverla.
Oggi serve la lingua del Pentateuco, o dell’Apocalisse di Giovanni, perché viviamo un momento biblico.
“E verrà il giorno in cui le campagne si desertificheranno e la boscaglia invaderà ogni cosa, i ghiacciai entreranno in agonia e l’aria diverrà veleno. Il tempo in cui la natura sarà offesa nelle sue parti più vulnerabili”.
Se i nostri padri ci avessero fatto una simile profezia non li avremmo creduti. Invece succede.
Siamo in guerra. Una guerra contro i territori. In Italia è iniziata la guerra per l’accaparramento delle ultime risorse.
Sta già avvenendo:
Cementificazione dei parchi naturali
Requisizione delle sorgenti
Privatizzazione dell’acqua pubblica
Discariche e inceneritori negli spazi più incontaminati del Paese
Ritorno al nucleare
Grandi opere imposte con la militarizzazione dei territori e la distruzione di interi habitat
Fiumi già in agonia, disseminati di ulteriori centrali idroelettriche
Impianti eolici che stanno cambiando i connotati all’Appennino
Tutto conduce su questa strada:
La ricorrente invocazione di poteri forti ai danni del parlamento
Il fallimento del pubblico e l’invadenza del privato
La sottrazione delle risorse ai Comuni
Lo smantellamento della democrazia diretta
La corsa a un federalismo irresponsabile che assomiglia tanto a una licenza di sperpero
La deregulation legislativa
La crisi della scuola e delle università
La visione speculativa e finanziaria dell’economia
E’ come negli anni Trenta: crisi del capitalismo, opposizione inesistente, criminalità diffusa. Ma con in più (e in peggio) la desertificazione dei territori, lo spopolamento della montagna.
Il “Paese profondo” si è talmente indebolito che oggi l’atteggiamento predatorio che abbiamo rivolto prima verso la Libia o l’Etiopia e poi verso l’Est Europa, può essere rivolto verso l’Italia medesima senza il rischio di una rivoluzione.
Anche noi diventiamo discarica, miniera, piantagione.
E anche da noi i territori deboli sono lasciati completamente soli di fronte ai poteri forti. Come le tribù centro-africane.
Guardate cosa succede con l’eolico.
Gli emissari di una multinazionale dell’energia si presentano a un comune di cinquecento- mille abitanti.
Offrono centomila euro l’anno per due o tre pale eoliche alte come grattacieli di trenta piani.
Il sindaco al verde non ha alternative. Accetta. Per lui quelle pale sono il solo modo per pagare l’illuminazione pubblica e gli impiegati.
La Regione e lo Stato non intervengono. In nome dell’emergenza energetica passano sopra a tutto, anche a un bene primario come il paesaggio.
Risultato? Oggi la rete eolica italiana non è il risultato di un piano ma del caso. Segna come le pustole del morbillo i territori deboli, incapaci di contrattare.
Con l’acqua la situazione è ancora più limpida.
Vi racconto cose che ho visto personalmente.
Qualche scena, capace di illuminare il tutto.
Alta Val di Taro.
C’è una fabbrica di acque minerali che succhia dalle falde appenniniche in modo così potente che nei momenti di siccità gli abitanti del paese – noto fino a ieri per le sue fonti terapeutiche e oggi semi abbandonato – restano senz’acqua nelle condutture pubbliche.
C’è una protesta ma il sindaco tranquillizza tutti in consiglio comunale. “Non abbiate paura – dice – quando mancherà la NOSTRA acqua, la fabbrica pomperà la SUA nei nostri tubi”.
L’acqua del paese è data già per persa, requisita dai padroni delle minerali. L’idea che si tratti di un bene pubblico e prioritario non sfiora né il sindaco né la popolazione rassegnata.
Recoaro, provincia di Vicenza.
Una pattuglia di “tecnici dell’acqua” (così si presentano), fanno visita a una vecchia che vive sola in una frazione di montagna. Le chiedono di poter fare delle verifiche alle falde. La donna pensa che siano del Comune.
Il lavoro dura un mese. I tecnici trivellano, trovano acqua. Poi chiudono il pozzo aperto con dei sigilli. A distanza di mesi si scopre che la fabbrica di acque minerali giù in valle sta facendo un censimento delle fonti potabili in quota, in vista della grande sete prossima ventura della Terra in riscaldamento climatico.
I parenti della donna si accorgono del maltolto e sporgono denuncia. Scoprono di essersi mossi appena in tempo per evitare l’usocapione del pozzo. Il sindaco tace. Gli abitanti di Recoaro pure. Ciascuno vende le sue fonti in separata sede.
Castel Juval, in val Venosta.
Qui potete fare le vostre verifiche da soli. Vi sedete al ristorante dell’agriturismo di Reinhold Messner e chiedete dell’acqua. Scoprirete di avere due opzioni. L’acqua minerale – la notissima acqua propagandata dall’alpinista sud-tirolese – e l’acqua di fonte. La fonte di Reinhold Messner. Ebbene, anche questa è a pagamento. Metà prezzo rispetto a quella in bottiglia, ma anch’essa a pagamento. E la gente beve, estasiata. Vedere per credere.
Che dire? Come gli abitanti della Somalia o del Mali, siamo disposti a pagare ciò che ci sarebbe dovuto gratuitamente.
Abbiamo rinunciato a considerare l’acqua come pubblico bene.
La nostra sconfitta, prima che economica, è culturale.
La grande vittoria del secolo scorso fu l’acqua nelle case. Oggi abbiamo accettato di tornare indietro.
Siamo ridiventati portatori d’acqua. Come gli etiopi, arranchiamo per le strade con carichi inverosimili d’acqua e non riflettiamo che il valore reale della medesima è appena un centesimo del costo della bottiglia.
Meno del costo della colla necessaria a fissare l’etichetta.
Il dramma non è solo lo scempio delle risorse, ma la nostre insensibilità alla rapina in atto.
Abbiamo accettato di farci derubare. Siamo un popolo rassegnato, e i signori delle risorse lo sanno perfettamente.
Il dossier di un’azienda multinazionale finlandese descrive così una regione italiana del centro: “facilità di penetrazione, costi d’insediamento minimi, zero conflittualità sociale”. Soprattutto, “poche obiezioni ecologiche”.
Sembra il Congo, invece è Italia.
Grazie di avermi ascoltato
Paolo Rumiz
Fonte: http://poveglianoatuttogas.wordpress.com/
Proposto da: Lorena B.
Uno scritto molto lucido e “cristallino” che credo valga la pena trasmettere ad un vasto pubblico
ACQUA BENE COMUNE: storia, civiltà vita
Facoltà di scienze politiche
12 marzo 2009
Intervento Paolo Rumiz (giornalista di la Repubblica)
E’ un peccato che non possa parlarvi a voce.
Solo a voce avrei potuto comunicarvi l’urgenza, la rabbia e l’indignazione legate al tema primordiale dell’acqua.
Sono un professionista della parola scritta, ma so che solo il racconto orale sa trasmettere sentimenti forti.
Questo scritto è dunque solo un ripiegamento, dovuto a forza maggiore.
E sappiate che gli uomini che avrei dovuto affiancare in quest’incontro sono i responsabili della mia passione per la questione idrica.
Dunque perfetti per accendere anche la vostra.
Mi sono occupato di molti temi nel mio mestiere.
Guerre etniche e planetarie, crolli di sistemi e di alleanze politiche, esplorazione dei territori e viaggi alle periferie del mondo.
All’acqua sono arrivato solo pochi mesi fa, quasi per caso, grazie a una segnalazione di Emilio Molinari.
Era successo che era stata approvata una legge che rendeva inevitabile la privatizzazione dei servizi idrici.
La svendita di un patrimonio comune, mascherata da rivoluzione efficentista..
Tutto questo era avvenuto nel mese di agosto, alla chetichella, senza proteste da parte dell’opposizione.
Il popolo era rimasto tagliato fuori da tutto. Gli interessi attorno all’operazione erano così trasversali che i giornali avevano taciuto, i partiti e i sindacati pure.
Mi sembrava inverosimile che una simile enormità potesse passare sotto silenzio. Così ne ho scritto. E la pioggia di lettere attonite che ho ricevuto in risposta hanno confermato l’assunto.
L’Italia non ne sapeva niente.
Non entro nello specifico di questa scandalosa ruberia inflitta agli italiani. Altri lo faranno meglio di me.
Dico solo che occupandomene, dopo 35 anni di mestiere, ho provato lo stesso brivido della guerra dei Balcani.
Come allora, ho avuto la certezza che cadesse un sipario di bugie, e si svelasse la verità nuda di una rapina ai danni del Paese e dei suoi abitanti, l’ultimo assalto a un territorio già sfiancato dalle mafie, dalle tangenti e dalla dilapidazione del bene comune.
Pensiamoci un attimo.
I giornali pompano mille emergenze minori per non farci vedere quelle realmente importanti.
La tensione etnica aumenta. Ci parlano di clandestini, di rumeni stupratori, di terroristi annidati nelle moschee.
Ci infliggono ronde per tenere testa a una criminalità che – stranamente – non include la camorra, la speculazione edilizia o lo strapotere degli ultras.
Televisione, telefonini. I-pod costruiscono una cortina fumogena che incoraggia il singolo ad arraffare e impedisce al gruppo di reagire.
E’ così evidente. Noi non dobbiamo sapere che esiste un’altra e più grave emergenza: la distruzione del territorio.
Un’emergenza così grave che la lingua dell’economia non basta più a descriverla.
Oggi serve la lingua del Pentateuco, o dell’Apocalisse di Giovanni, perché viviamo un momento biblico.
“E verrà il giorno in cui le campagne si desertificheranno e la boscaglia invaderà ogni cosa, i ghiacciai entreranno in agonia e l’aria diverrà veleno. Il tempo in cui la natura sarà offesa nelle sue parti più vulnerabili”.
Se i nostri padri ci avessero fatto una simile profezia non li avremmo creduti. Invece succede.
Siamo in guerra. Una guerra contro i territori. In Italia è iniziata la guerra per l’accaparramento delle ultime risorse.
Sta già avvenendo:
Cementificazione dei parchi naturali
Requisizione delle sorgenti
Privatizzazione dell’acqua pubblica
Discariche e inceneritori negli spazi più incontaminati del Paese
Ritorno al nucleare
Grandi opere imposte con la militarizzazione dei territori e la distruzione di interi habitat
Fiumi già in agonia, disseminati di ulteriori centrali idroelettriche
Impianti eolici che stanno cambiando i connotati all’Appennino
Tutto conduce su questa strada:
La ricorrente invocazione di poteri forti ai danni del parlamento
Il fallimento del pubblico e l’invadenza del privato
La sottrazione delle risorse ai Comuni
Lo smantellamento della democrazia diretta
La corsa a un federalismo irresponsabile che assomiglia tanto a una licenza di sperpero
La deregulation legislativa
La crisi della scuola e delle università
La visione speculativa e finanziaria dell’economia
E’ come negli anni Trenta: crisi del capitalismo, opposizione inesistente, criminalità diffusa. Ma con in più (e in peggio) la desertificazione dei territori, lo spopolamento della montagna.
Il “Paese profondo” si è talmente indebolito che oggi l’atteggiamento predatorio che abbiamo rivolto prima verso la Libia o l’Etiopia e poi verso l’Est Europa, può essere rivolto verso l’Italia medesima senza il rischio di una rivoluzione.
Anche noi diventiamo discarica, miniera, piantagione.
E anche da noi i territori deboli sono lasciati completamente soli di fronte ai poteri forti. Come le tribù centro-africane.
Guardate cosa succede con l’eolico.
Gli emissari di una multinazionale dell’energia si presentano a un comune di cinquecento- mille abitanti.
Offrono centomila euro l’anno per due o tre pale eoliche alte come grattacieli di trenta piani.
Il sindaco al verde non ha alternative. Accetta. Per lui quelle pale sono il solo modo per pagare l’illuminazione pubblica e gli impiegati.
La Regione e lo Stato non intervengono. In nome dell’emergenza energetica passano sopra a tutto, anche a un bene primario come il paesaggio.
Risultato? Oggi la rete eolica italiana non è il risultato di un piano ma del caso. Segna come le pustole del morbillo i territori deboli, incapaci di contrattare.
Con l’acqua la situazione è ancora più limpida.
Vi racconto cose che ho visto personalmente.
Qualche scena, capace di illuminare il tutto.
Alta Val di Taro.
C’è una fabbrica di acque minerali che succhia dalle falde appenniniche in modo così potente che nei momenti di siccità gli abitanti del paese – noto fino a ieri per le sue fonti terapeutiche e oggi semi abbandonato – restano senz’acqua nelle condutture pubbliche.
C’è una protesta ma il sindaco tranquillizza tutti in consiglio comunale. “Non abbiate paura – dice – quando mancherà la NOSTRA acqua, la fabbrica pomperà la SUA nei nostri tubi”.
L’acqua del paese è data già per persa, requisita dai padroni delle minerali. L’idea che si tratti di un bene pubblico e prioritario non sfiora né il sindaco né la popolazione rassegnata.
Recoaro, provincia di Vicenza.
Una pattuglia di “tecnici dell’acqua” (così si presentano), fanno visita a una vecchia che vive sola in una frazione di montagna. Le chiedono di poter fare delle verifiche alle falde. La donna pensa che siano del Comune.
Il lavoro dura un mese. I tecnici trivellano, trovano acqua. Poi chiudono il pozzo aperto con dei sigilli. A distanza di mesi si scopre che la fabbrica di acque minerali giù in valle sta facendo un censimento delle fonti potabili in quota, in vista della grande sete prossima ventura della Terra in riscaldamento climatico.
I parenti della donna si accorgono del maltolto e sporgono denuncia. Scoprono di essersi mossi appena in tempo per evitare l’usocapione del pozzo. Il sindaco tace. Gli abitanti di Recoaro pure. Ciascuno vende le sue fonti in separata sede.
Castel Juval, in val Venosta.
Qui potete fare le vostre verifiche da soli. Vi sedete al ristorante dell’agriturismo di Reinhold Messner e chiedete dell’acqua. Scoprirete di avere due opzioni. L’acqua minerale – la notissima acqua propagandata dall’alpinista sud-tirolese – e l’acqua di fonte. La fonte di Reinhold Messner. Ebbene, anche questa è a pagamento. Metà prezzo rispetto a quella in bottiglia, ma anch’essa a pagamento. E la gente beve, estasiata. Vedere per credere.
Che dire? Come gli abitanti della Somalia o del Mali, siamo disposti a pagare ciò che ci sarebbe dovuto gratuitamente.
Abbiamo rinunciato a considerare l’acqua come pubblico bene.
La nostra sconfitta, prima che economica, è culturale.
La grande vittoria del secolo scorso fu l’acqua nelle case. Oggi abbiamo accettato di tornare indietro.
Siamo ridiventati portatori d’acqua. Come gli etiopi, arranchiamo per le strade con carichi inverosimili d’acqua e non riflettiamo che il valore reale della medesima è appena un centesimo del costo della bottiglia.
Meno del costo della colla necessaria a fissare l’etichetta.
Il dramma non è solo lo scempio delle risorse, ma la nostre insensibilità alla rapina in atto.
Abbiamo accettato di farci derubare. Siamo un popolo rassegnato, e i signori delle risorse lo sanno perfettamente.
Il dossier di un’azienda multinazionale finlandese descrive così una regione italiana del centro: “facilità di penetrazione, costi d’insediamento minimi, zero conflittualità sociale”. Soprattutto, “poche obiezioni ecologiche”.
Sembra il Congo, invece è Italia.
Grazie di avermi ascoltato
Paolo Rumiz
Fonte: http://poveglianoatuttogas.wordpress.com/
Proposto da: Lorena B.
domenica 24 gennaio 2010
Mammografia, ampliato il programma di screening
L'estensione riguarda le donne dai 45 ai 49 e dai 70 ai 74 anni. Bissoni:
"Un investimento importante a tutela della salute delle donne"
(21 gennaio 2010) - Sono già partiti i primi inviti, con lettera dell’Azienda Usl a domicilio, alle donne dai 45 ai 49 anni e dai 70 ai 74 anni ad effettuare la mammografia di screening. Così come previsto dalla Giunta regionale nel luglio scorso, da gennaio è partita infatti l’estensione del programma di screening gratuito per la diagnosi precoce dei tumori della mammella, che fino al 31 dicembre 2009 era rivolto - secondo le indicazioni nazionali - alle donne dai 50 ai 69 anni.
L’Emilia-Romagna è l’unica Regione, al momento, ad aver deciso questa estensione che comporterà un aumento della spesa dagli attuali 8 a circa 14 milioni di euro all’anno. In questo modo si offrirà alle donne dai 45 ai 49 (163.354 in totale) una nuova opportunità di prevenzione con l’invito ad effettuare la mammografia ogni anno e alle donne dai 70 ai 74 anni (126.311 in totale) di poter proseguire i controlli mammografici biennali. Le interessate dallo screening diventano quindi complessivamente 838.520 (oltre 840mila considerando anche le domiciliate e non solo le residenti) pari al 37,6% della popolazione femminile dell’Emilia-Romagna.
A sostegno di questa iniziativa è stata predisposta una campagna informativa per far conoscere programma e nuove opportunità offerte. “Lunga vita alle signore” è lo slogan della campagna che prevede la distribuzione di opuscoli informativi, l’affissione di manifesti e locandine, la messa in onda sulle principali emittenti della regione di radio e video comunicati, la pubblicazione di inserzioni sulla stampa quotidiana.
In tutti i casi si ricorda che per informazioni e approfondimenti ci si può rivolgere al numero verde unico del Servizio sanitario regionale 800 033 033 (giorni feriali dalle 8,30 alle 17,30 e il sabato dalle 8,30 alle 13,30) o consultare il sito all’indirizzo www.saluter.it/screening_femminili.
L'adesione alla campagna di screening e i percorsi di accesso
La scelta della Giunta regionale di ampliare l’offerta dello screening alle donne in fascia di età 45-49 e 70-74 è stata presa sulla base delle evidenze di efficacia (cioè la verificata possibilità di ridurre la mortalità per tumore della mammella anche per queste età, attraverso la diagnosi precoce) documentate dalla letteratura scientifica nazionale ed internazionale, e sulla base dei buoni risultati ottenuti in oltre 10 anni di attività dello screening mammografico, avviato in Emilia-Romagna dal 1996. L’adesione all’invito delle donne dai 50 ai 69 anni si è mantenuta elevata registrando, nel 2008, un 72,4% di aderenti contro il 59,9% registrato a livello nazionale.
A tutto il 2008 sono stati 8.300 i tumori diagnosticati in fase precoce (su un totale di 11.500 identificati) che hanno dunque permesso di intervenire tempestivamente con le cure necessarie. Per le donne che hanno eseguito la mammografia all’interno del programma di screening, vista l’alta qualità dei percorsi garantita, la mortalità per questo tipo di tumore si è ridotta del 56% (in Italia il 50%).
Per la diagnosi dei tumori del seno e per l’appropriata prescrizione ed erogazione della mammografia, la Giunta regionale, nel luglio scorso, ha definito inoltre priorità e percorsi di accesso alla mammografia, al di fuori del programma di screening in modo da assicurare l’esame a tutte le donne per le quali lo stesso esame è necessario secondo le evidenze scientifiche. Le mammografie urgenti o urgenti differibili devono essere erogate nei tempi previsti (entro 72 ore per le urgenti ed entro 7 giorni per urgenti differibili) nei Centri senologici pubblici.
Sono poi in corso di definizione protocolli e percorsi diagnostici individuali per le donne che presentano un fattore di rischio legato a ereditarietà/familiarità. Oltre a questo, anche alle donne dai 40 ai 44 anni, al di fuori dell’urgenza e delle condizioni di rischio ereditario/familiare, la mammografia sarà garantita ma entro 90 giorni e non nei tempi di attesa previsti dalla norma (60 giorni).
In sintesi, al di fuori dello screening, dell’urgenza, di condizioni di rischio per familiarità/ereditarietà e per la mammografia richiesta per la prima volta dai 40 ai 44 anni, l’esame mammografico è reputato inappropriato e pertanto può avere lunghi tempi di attesa.
Sotto i 40 anni di età, la mammografia non è indicata e pertanto la presa in carico avviene con la visita clinica del senologo ed eventuali accertamenti successivi.
Fonte: www.regione.emilia-romagna.it
(21 gennaio 2010) - Sono già partiti i primi inviti, con lettera dell’Azienda Usl a domicilio, alle donne dai 45 ai 49 anni e dai 70 ai 74 anni ad effettuare la mammografia di screening. Così come previsto dalla Giunta regionale nel luglio scorso, da gennaio è partita infatti l’estensione del programma di screening gratuito per la diagnosi precoce dei tumori della mammella, che fino al 31 dicembre 2009 era rivolto - secondo le indicazioni nazionali - alle donne dai 50 ai 69 anni.
L’Emilia-Romagna è l’unica Regione, al momento, ad aver deciso questa estensione che comporterà un aumento della spesa dagli attuali 8 a circa 14 milioni di euro all’anno. In questo modo si offrirà alle donne dai 45 ai 49 (163.354 in totale) una nuova opportunità di prevenzione con l’invito ad effettuare la mammografia ogni anno e alle donne dai 70 ai 74 anni (126.311 in totale) di poter proseguire i controlli mammografici biennali. Le interessate dallo screening diventano quindi complessivamente 838.520 (oltre 840mila considerando anche le domiciliate e non solo le residenti) pari al 37,6% della popolazione femminile dell’Emilia-Romagna.
A sostegno di questa iniziativa è stata predisposta una campagna informativa per far conoscere programma e nuove opportunità offerte. “Lunga vita alle signore” è lo slogan della campagna che prevede la distribuzione di opuscoli informativi, l’affissione di manifesti e locandine, la messa in onda sulle principali emittenti della regione di radio e video comunicati, la pubblicazione di inserzioni sulla stampa quotidiana.
In tutti i casi si ricorda che per informazioni e approfondimenti ci si può rivolgere al numero verde unico del Servizio sanitario regionale 800 033 033 (giorni feriali dalle 8,30 alle 17,30 e il sabato dalle 8,30 alle 13,30) o consultare il sito all’indirizzo www.saluter.it/screening_femminili.
La scelta della Giunta regionale di ampliare l’offerta dello screening alle donne in fascia di età 45-49 e 70-74 è stata presa sulla base delle evidenze di efficacia (cioè la verificata possibilità di ridurre la mortalità per tumore della mammella anche per queste età, attraverso la diagnosi precoce) documentate dalla letteratura scientifica nazionale ed internazionale, e sulla base dei buoni risultati ottenuti in oltre 10 anni di attività dello screening mammografico, avviato in Emilia-Romagna dal 1996. L’adesione all’invito delle donne dai 50 ai 69 anni si è mantenuta elevata registrando, nel 2008, un 72,4% di aderenti contro il 59,9% registrato a livello nazionale.
A tutto il 2008 sono stati 8.300 i tumori diagnosticati in fase precoce (su un totale di 11.500 identificati) che hanno dunque permesso di intervenire tempestivamente con le cure necessarie. Per le donne che hanno eseguito la mammografia all’interno del programma di screening, vista l’alta qualità dei percorsi garantita, la mortalità per questo tipo di tumore si è ridotta del 56% (in Italia il 50%).
Per la diagnosi dei tumori del seno e per l’appropriata prescrizione ed erogazione della mammografia, la Giunta regionale, nel luglio scorso, ha definito inoltre priorità e percorsi di accesso alla mammografia, al di fuori del programma di screening in modo da assicurare l’esame a tutte le donne per le quali lo stesso esame è necessario secondo le evidenze scientifiche. Le mammografie urgenti o urgenti differibili devono essere erogate nei tempi previsti (entro 72 ore per le urgenti ed entro 7 giorni per urgenti differibili) nei Centri senologici pubblici.
Sono poi in corso di definizione protocolli e percorsi diagnostici individuali per le donne che presentano un fattore di rischio legato a ereditarietà/familiarità. Oltre a questo, anche alle donne dai 40 ai 44 anni, al di fuori dell’urgenza e delle condizioni di rischio ereditario/familiare, la mammografia sarà garantita ma entro 90 giorni e non nei tempi di attesa previsti dalla norma (60 giorni).
In sintesi, al di fuori dello screening, dell’urgenza, di condizioni di rischio per familiarità/ereditarietà e per la mammografia richiesta per la prima volta dai 40 ai 44 anni, l’esame mammografico è reputato inappropriato e pertanto può avere lunghi tempi di attesa.
Sotto i 40 anni di età, la mammografia non è indicata e pertanto la presa in carico avviene con la visita clinica del senologo ed eventuali accertamenti successivi.
Fonte: www.regione.emilia-romagna.it
martedì 19 gennaio 2010
Pagine - Cinque libri per aiutare i bambini a comprendere il valore delle natura ed educarli a rispetto del mondo
Il nostro pianeta è in pericolo. Cambiamenti climatici, inquinamento, sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, effetto serra sono termini entrati a far parte delle discussioni quotidiane di molti. L’acqua potabile comincia a scarseggiare anche in molti paesi industrializzati, i ghiacciai si stanno sciogliendo ai Poli mentre dall’Africa Centrale la desertificazione avanza. Non molto tempo fa il WWF ha lanciato l’allarme, ripreso ampiamente dai media, che se entro il 2050 non verranno ridotte le emissioni di gas inquinanti, la nostra Terra potrebbe entrare in una crisi irreversibile, tale da rendere impraticabile ogni possibilità di adattamento per gran parte dell’umanità e delle altre specie viventi. Bisogna fare qualcosa. E mentre i grandi sono impegnati (purtroppo ancora troppo poco) a cercare soluzioni di vita ecosostenibili per invertire questa tendenza, è indispensabile anche aiutare i bambini ad interpretare le future sfide ambientali che li aspettano, senza scatenare ansie e paure, facendogli capire che non è tutto scontato e che anche loro possono dare un valido contributo per migliorare la situazione. A parte il prezioso esempio degli adulti, per bambini e ragazzi c’è una vasta produzione editoriale che parla della natura con cui l’uomo da sempre è obbligato a stabilire un rapporto - e di ecologia, cioè della scienza che studia i rapporti reciproci dell’uomo con l’ambiente. Libri come percorsi educativi per imparare quanto è importante un corretto rapporto con l’ambiente, che stimolano la curiosità e l’interesse dei bambini per fenomeni naturali guidandoli a familiarizzare con gli ecosistemi del nostro pianeta: il mare, i fiumi, i laghi, l’atmosfera, la superficie terrestre. Vediamo insieme alcune proposte editoriali.
Dal Laboratorio della casa editrice Salani un manuale per proteggere il nostro pianeta e i suoi abitanti dal titolo Cinquanta cosa da fare per aiutare la terra, 152 pagine illustrate ( 10,00). Se finora i piccoli hanno imparato che il rispetto per l’ambiente consiste solo in una serie di divieti, usando questo libro scopriranno che invece possono fare tante cose, e che salvare la Terra può essere anche divertente. Persino nutrendo i vermi, proteggendo tesori sepolti, diventando ladri di bottiglie, inventandosi mercatini dell’usato e cominciando un’azione di boicottaggio del polistirolo. Il libro è adatto a bambini e bambine dagli 8 anni ma sarebbe una buona idea leggerlo insieme ai propri figli e scoprire che la fantasia ha molto a che fare con la scienza. Il manuale affronta le questioni ecologiche suggerendo contestualmente un intervento attivo dei ragazzi e offre la prospettiva di poter “governare in proprio come scrive Vezio Viola di Legambiente nell’introduzione qualche cambiamento utile a migliorare le situazioni descritte”.
Anche Geronimo Stilton ha voluto dire la sua scrivendo un libro dedicato proprio al rispetto e alla conoscenza dell’ambiente. E’ Il piccolo libro della natura della Piemme Junior Edizioni ( 4,90), un sintetico manuale di 48 pagine con regole di buona condotta per rispettare l’equilibrio del nostro pianeta. Il famoso topo giornalista per riprendersi all’inquinamento cittadino ha passato un paio di giorni nella fattoria con nonna Ortensia, tra mucche, cavalli, uova e pomodori. Ritorna a Topazia pieno di vita e dopo aver spiegato al nipotino Benjamin cosa significa ecologia, decide di raccoglie in un libro una serie di consigli e istruzioni per ridurre i consumi e gli sprechi di energia, per recuperare vecchi oggetti e destinare alla raccolta differenziata tutti i materiali che è possibile riciclare. Alla fine del volume, particolarmente indicato per i bambini dai 6 anni, c’è un mini-dizionario, un rapido quiz, le istruzioni per costruire un aquilone e un simpatico gioco - le carte del Memo della Natura - sviluppare la memoria visiva e l’amore per l’ambiente.
Per la collana Libri Illustrati della Nord Sud Edizioni, è stato tradotto in italiano, da Luigina Battistutta, Cinque diavoletti, l’ecologia in un libro per bambini, scritto da Sarah Dyer, che nel 2001 ha vinto la Bronze Medal allo Smarties Booker Prize. Il pregio di questo libro, in cui le illustrazioni hanno un importante ruolo narrativo, risiede soprattutto nella sua spontaneità e nella capacità di trasmettere ai più piccoli (il libro è adatto a bambini dai 3 anni) un messaggio universale attraverso una storia simbolica. Ogni giorno cinque diavoletti ammirano, dall'alto di una collina, il meraviglioso paesaggio del mondo, fin quando non si accontentano più di guardare ma vogliono portarsi a casa quei tesori. Così, ognuno sceglie cosa preferisce e, uno ad uno, il sole, la luna, il cielo, la terra, il mare scompaiono e il mondo rimane desolatamente solo. Ma il cielo senza terra non sa dove stare, la luna senza sole non brilla e i cinque diavoletti ci ripensano.
Intorno al mondo in ecociclo ( 12,90) di Beth Savan e Valerie Beth, Editoriale Scienza, è un libro che in modo semplice ed efficace invita i bambini (dagli 8 anni) a scoprire cosa sono e come funzionano i cicli naturali e gli ecosistemi, a capire come il ciclo dell’acqua ci porta la pioggia, come circola l’aria che respiriamo e perché è così inquinata, cos’è un habitat naturale o come l’acqua arriva nelle nostre case. Ma racconta soprattutto che ognuno di noi, adulto o bambino, può dare un valido contributo per ridurre l’inquinamento e lo spreco delle risorse, adottando semplici accorgimenti e rispettando l’ambiente che ci circonda. Il testo è corredato da giochi di squadra, test, prove pratiche e curiosità per saperne di più sulle case degli insetti, la pioggia acida, lo smog in provetta e lo smog nell’aria. Notizie utili per diventare un ecologista con i fiocchi, che sa come rispettare, ridurre, riusare e riciclare le risorse.
Fonte: www.guidagenitori.it
Proposto da: Lorena B.
mercoledì 13 gennaio 2010
DIADE - Violenza agita e subita nella relazione di cura: ricerca, analisi, proposte per prevenirla ed affrontarla
Provincia di Reggio Emilia, insieme ai Partners Azienda USL di Reggio Emilia, Consorzio Anziani e non solo ed Associazione Nondasola ha
organizzato un convegno per restituire gli esiti di un importante
progetto dedicato alle violenze e agli abusi nella relazione di cura,
finanziato dal Ministero Pari Opportunità.
DIADE Violenza agita e subita nella relazione di cura: ricerca, analisi, proposte per prevenirla ed affrontarla
22 gennaio 2010
ore 9,00 -13,00
Aula Magna "Pietro Manodori"
viale Allegri, 9 - Reggio Emilia
ore 9,00 -13,00
Aula Magna "Pietro Manodori"
viale Allegri, 9 - Reggio Emilia
La partecipazione al convegno non richiede iscrizione.
Il Progetto DIADE
Realizzato dalla Provincia di Reggio Emilia, a partire dall'agosto 2008 insieme all'Azienda Usl di Reggio Emilia, al Consorzio Anziani e non solo e all'Associazione Nondasola, DIADE ha indagato la complessa realtà di maltrattamenti, abusi, violenze che possono essere agiti o subiti all'interno di un rapporto privato di cura che si instaura al domicilio tra assitente familiare ed anziano assistito.
Realizzato dalla Provincia di Reggio Emilia, a partire dall'agosto 2008 insieme all'Azienda Usl di Reggio Emilia, al Consorzio Anziani e non solo e all'Associazione Nondasola, DIADE ha indagato la complessa realtà di maltrattamenti, abusi, violenze che possono essere agiti o subiti all'interno di un rapporto privato di cura che si instaura al domicilio tra assitente familiare ed anziano assistito.
Attraverso interviste e focus group si
sono analizzati i rischi contenuti nelle relazioni e nel contesto
lavorativo e affettivo che lega queste due fragilità arrivando ad
individuare le principali cause all'origine delle violenze.
In tal modo si è voluto preparare il terreno per realizzare azioni di sensibilizzazione, prevenzione e contrasto di tale fenomeno a partire dalla collaborazione di quanti hanno contribuito al successo del progetto.
Per altre informazioni: http://www.provincia.re.it/page.asp?IDCategoria=701&IDSezione=3617&ID=350362
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